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Nei primi dieci mesi di governo, più che gli attacchi delle opposizioni Giorgia Meloni ha sofferto le fibrillazioni interne. Disallineamenti da evitare ora che la strada dell'esecutivo si fa in salita, ed è questo il senso dell'intervento con cui la premier ha fissato una serie di paletti ai suoi ministri nella prima riunione dopo la pausa estiva. Una strategia che passa anche per la gestione della manovra in tandem con il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e per la scelta di affidare il coordinamento del dossier migranti al Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, delegando il sottosegretario Alfredo Mantovano. Se la prima mossa era più prevedibile, la seconda lo era meno. Meloni spesso apre il Consiglio dei ministri con un'introduzione, ma questa volta i toni erano diversi, come riconoscono in ambienti di governo. Il segnale Ha voluto dare un segnale la presidente del Consiglio, ha voluto mettere in chiaro il perimetro dell'azione dell'esecutivo evidenziando soprattutto le tendenze da evitare, nella strada che porta a due traguardi fissati a giugno dell'anno prossimo, le elezioni Europee e il G7: non c'è spazio per bandierine in una manovra da portare in fondo con «serietà» in una congiuntura complessa, serve compattezza perché ci saranno fare scelte che scontenteranno qualche settore, e sul dossier migranti i vari ministri competenti non possono muoversi senza raccordo. Gli alleati non danno l'idea di scomporsi. Dalla Lega sottolineano che il clima è «ottimo», anche perché «nessun dossier è stato approfondito», e sulla manovra abbondano ottimismo e fiducia in Giorgetti. Dentro Forza Italia assicurano che viene condiviso il ragionamento di Meloni, si sottolinea che sono arrivate dal vicepremier Antonio Tajani le proposte di privatizzazioni e liberalizzazioni economiche per ridurre il debito pubblico, e che il ministro degli Esteri lavora con Algeria, Tunisia, Egitto, Emirati Arabi Uniti e i partner balcanici per frenare le migrazioni irregolari. Le migliori intenzioni, però, saranno presto messe alla prova. E forse anche in questa chiave avrà un ruolo significativo il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, il braccio destro a cui Meloni ha affidato il compito di tenere allineata la strategia comunicativa fra FdI, ministeri e governo. Quanto le sue raccomandazioni sono tenute in conto, si capirà non solo quando entrerà nel vivo la costruzione della manovra, dopo la riunione di maggioranza del 6 settembre. le criticità Dietro l'angolo c'è l'esame del decreto con la tassazione sugli extraprofitti della banche, su cui FI già annuncia la volontà di introdurre modifiche. Un'altra curva a gomito può essere il decreto sicurezza, in gestazione per essere varato a settembre. Nella maggioranza non si nasconde il rischio che il tentativo della Lega di inserire norme stringenti si possa scontrare con la preoccupazione di Palazzo Chigi di non andare incontro a obiezioni da parte del Quirinale. Un secondo passaggio delicato arriverà quando, fra due mesi, la coalizione di governo dovrà decidere come procedere sulla ratifica del Mes, tema su cui non mancano i distinguo nel centrodestra. Formalmente l'input sarà del Parlamento, dopo che la Camera il 5 luglio ha approvato la sospensiva di quattro mesi. Un epilogo che si intreccerà con il negoziato europeo sulle modifiche al Patto di stabilità, il cui scenario sarà più chiaro dopo la riunione dell'Ecofin a Santiago de Compostela il 15-16 settembre e dopo l'Eurogruppo del 16 ottobre. --