Giorgia Meloni gela Nordio sul concorso esterno Valuta se andare Palermo

il retroscenadall'inviato a pompeiE così è stata poco più che una suggestione. Una gustosa disputa intellettuale tra giuristi che si è sciolta al sole sahariano di metà luglio, durata tre giorni e finita tra le rovine di Pompei. Il governo non toccherà il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Giorgia Meloni lo ha assicurato al termine della visita degli scavi archeologici, nel giorno dell'inaugurazione della tratta veloce Roma-Pompei, e il ministro della Giustizia Carlo Nordio si è allineato. E forse non poteva andare diversamente a pochi giorni della commemorazione della strage di via D'Amelio, a Palermo. Era stato lui, l'ex magistrato, punto di riferimento degli ultragarantisti d'Italia, ad accendere la polemica, proponendo di toccare un reato che l'antimafia considera cruciale per combattere la cintura protettiva di complici e colletti bianchi al soldo della criminalità organizzata. «Comprendo benissimo sia le valutazioni che fa il ministro Nordio, sempre molto preciso, sia le critiche che possono arrivare - spiega la premier - però mi concentrerei su altre priorità». Ci aveva provato, Meloni, a frenare in altro modo le intenzioni del Guardasigilli, mentre dalla Sicilia arrivavano scandalizzate le reazioni delle vittime di mafia, e dei parenti dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, massacrati da Cosa Nostra nel 1992. Aveva fatto scendere da Palazzo Chigi il mite sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, anche lui magistrato, per giurare che mai il concorso esterno sarebbe stato toccato. Aveva ordinato ai parlamentari di Fratelli d'Italia di fare tutto il possibile per ricordare le radici della destra che affondano nella lotta antimafia e nella severità delle norme contro i padrini delle mattanze. Ma niente: Nordio ha continuato a parlare e a immaginare come cambiare il codice e quel reato. Fino a ieri. Dopo che Meloni lo ha sconfessato pubblicamente, il ministro, in poco più di un'ora, si è adeguato con una nota: «Con lei siamo e siamo sempre stati in perfetta sintonia. Il problema del concorso esterno è essenzialmente tecnico e mira semmai a rafforzare la lotta contro la criminalità organizzata. Ma la sua revisione non fa parte del programma di governo». Tra i due c'è ancora da gestire come andrà cambiato l'abuso d'ufficio in Parlamento, se sarà cancellato come prevede la riforma Nordio, o solo modificato come vorrebbe il Quirinale. Da Palazzo Chigi giurano che il ministro era stato preparato. Ci sono stati contatti e telefonate con Meloni, anche nelle ultime ore, prima del viaggio a Pompei. E in fondo non poteva fare altro la premier. Sono giorni che vive con apprensione l'anniversario della morte di Borsellino e degli uomini della sua scorta.Il 19 luglio è una data fondativa, nella biografia di Meloni. Ha sempre raccontato di aver deciso che la sua vita sarebbe stata l'impegno politico proprio quel giorno, di fronte alle immagini televisive del cratere di Palermo. Quest'anno però non aveva previsto di andare alle celebrazioni. Fino all'altro ieri l'intenzione era quella di inviare solo un video per la giornata conclusiva del convegno del partito, il 21 luglio. Ora però le polemiche politiche e le pressioni dell'opinione pubblica la starebbero convincendo a cambiare idea rispetto ai piani iniziali annunciati dal partito. Non è ancora confermato ma Meloni potrebbe partecipare alla fiaccolata di mercoledì. Le hanno detto che potrebbe ricevere qualche fischio, che qualcuno potrebbe protestare contro le riforme sulla giustizia annunciate dalla destra: « Non sono mai mancata alle commemorazioni di Via D'Amelio - è la risposta di Meloni - e non lo farò neanche questa volta». -- I. Lomb. © RIPRODUZIONE RISERVATA