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la giornataCarlo Bertini / ROMATutto si conclude bene sul proscenio, all'insegna della massima unità, almeno a parole; meno bene dietro le quinte, dove restano nodi da sciogliere, che richiederanno un incontro risolutivo a metà settimana tra i due protagonisti: all'Assemblea Nazionale intanto Stefano Bonaccini è eletto presidente, affiancato da due vicepresidenti, la piemontese Chiara Gribaudo e la pugliese Loredana Capone; il neosenatore Michele Fina è il neo tesoriere. L'atmosfera è densa di aspettative positive: quando in apertura di sessione Elly Schlein viene proclamata segretaria, ovazione vibrante, il corpaccione del Pd assiepato nella "Nuvola" di Fuksas sente aria di riscatto. Quando poi nel suo discorso di insediamento mette giù chiara più che mai la posizione sulla guerra («sostegno al popolo Ucraino con un protagonismo dell'Ue per la pace, che deve essere giusta, perché non ci può essere equidistanza tra aggredito e aggressore»), l'ovazione gliela tributano soprattutto i tanti sostenitori del suo avversario. Rasserenati dalla linea anti Putin, così come i "catto-dem" lo sono dalla garanzia che «tutte le storie del Pd saranno preservate». Quando la leader molla uno schiaffo alle correnti, «basta con cacicchi e capibastone, su questa sfida non sono disposta a cedere di un millimetro», i big della vecchia guardia capiscono l'antifona. Andrea Orlando ci scherza su, quando gli si chiede se entrerà in segreteria risponde ridendo «ma non avete sentito che i cacicchi sono esclusi?».La promessa di «rinnovare il gruppo dirigente» è quella che provoca più contorsioni. Specie nel campo di Bonaccini, dove non si capisce se la segretaria voglia cedere uno dei due capigruppo all'area che ha perso le primarie, ma ha vinto tra gli iscritti. Orlando è convinto che così dovrebbe essere, altri "tendenza Schlein" non lo sono affatto. Qualcuno ad esempio nota che la nomina di Gribaudo a presidente rimescoli i giochi, altri che non sia incompatibile con quella di capogruppo alla Camera. Di lei e di Chiara Braga si parla infatti come candidate al ruolo di capogruppo alla Camera, così come di Francesco Boccia al Senato. Tutti di area Schlein. L'area di Bonaccini segue un altro schema: «Noi chiederemo un capogruppo, che può essere Simona Bonafé o la stessa Serracchiani - spiega chi ha le mani in pasta nella trattativa - il che può rendere più facile un nostro ingresso in segreteria con due esponenti. Insomma, pagare moneta, vedere cammello». E per cammello si intende una vera coabitazione pacifica nel partito. I suoi emissari del resto per ore devono tacitare le richieste di tutto quel ceto politico sicuro di entrare in Direzione, posto di fronte alla dura realtà dei numeri, malgrado la vittoria tra gli iscritti. Scontri verbali nei capannelli, prima di arrivare a votare una lista di ben 173 esponenti della Direzione (gonfiata per far avere la maggioranza a Schlein), con un solo voto contrario. Bonaccini dal palco si sgola per rendere la plastica rappresentazione di una sorta di diarchia: parla per mezz'ora, attacca a mani basse il governo, fa esplodere la claque più volte e spalanca porte e finestre a Schlein, attirandosi i mugugni di una parte dei suoi: «Questo è il tempo di unire, non ci possono essere altre magliette che indossiamo che non siano quelle del Pd». Primo colpo ai dubbiosi della sua area. Secondo: «Non mi sento minoranza o men che meno opposizione. Tra noi ci sono alcune differenze, ma da oggi mi metto a disposizione per dare una mano in un confronto leale e costruttivo». Ed è nel guanto di sfida lanciato alla Meloni con piglio da leader che va in scena la diarchia dem: «La luna di miele del governo con gli italiani - urla il governatore - si concluderà prima del previsto. Non si vede ancora nei sondaggi, ma mai come in questi giorni i nostri avversari appaiono senza bussola e in balia degli eventi. Il nostro compito è non fare sconti, incalzarli ma fare proposte». Con un appello finale che fa capire dove la sua azione andrà a parare: «Bisogna provare a rendere le opposizioni più forti, efficaci e unite. Lo dico agli amici del M5S e del Terzo polo». Gli altri due perdenti saranno coinvolti nella gestione e dicono la loro: «Veniamo da due stagioni e due segreterie - dice Gianni Cuperlo - che non hanno retto la prova degli eventi. Oggi però un terzo rovescio non ci è consentito, perché al potere c'è la destra peggiore». Paola De Micheli si commuove parlando della tragedia del Covid: «Chiedo rispetto, io c'ero nel Consiglio dei ministri...» E rivolta a Schlein: «Con spirito moderno daremo una mano. Bisogna lavorare nella società partendo dagli iscritti». --© RIPRODUZIONE RISERVATA