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Alessandro BarberaIlario Lombardo«Onori al presidente del Consiglio dei ministri». Roma, sabato 23 ottobre, 10.31, cortile di Palazzo Chigi. Per la prima volta nella storia repubblicana davanti all'ufficiale dei Lancieri di Montebello c'è una donna. Giorgia Meloni, fino a quel momento con la bocca serrata dall'emozione, accenna un sorriso. La banda intona l'inno di Mameli. La premier imbocca il tappeto rosso del picchetto militare. Quando è il momento di girare l'angolo l'emozione è tale che si ferma, esita, si guarda intorno e prosegue il percorso indicato dal cerimoniale. Quando Meloni imbocca lo scalone cinquecentesco, in cima c'è Mario Draghi che l'attende. Il premier uscente si allunga di qualche passo e scandisce un «benvenuta». «Questa cosa è emotivamente impattante», sibila lei. Dal giuramento dell'ex banchiere centrale sono passati venti mesi e dieci giorni. Il 13 febbraio 2021 sembra appartenere ad un'altra era geologica: il mondo era nel pieno dell'emergenza Covid, i tassi di interesse delle banche centrali erano a zero, la guerra nel Donbass materia per esperti di geopolitica. Dopo le foto di rito, Draghi e Meloni si chiudono nel piccolo ufficio del presidente del Consiglio. I presenti calcolano un'ora faccia a faccia, senza testimoni. Poi un secondo incontro, questa volta accompagnati dai rispettivi sottosegretari, l'uscente Roberto Garofoli e Alfredo Mantovano. Meloni si mostra consapevole degli enormi problemi che ha di fronte a sé. Fosse dipeso da lei, il governo di quasi unità nazionale sarebbe rimasto in vita fino alla prossima primavera. Suo malgrado, Silvio Berlusconi e Matteo Salvini l'hanno catapultata alla guida dell'Italia nel momento più sbagliato possibile, con l'inverno alle porte e una legge Finanziaria da scrivere in pochi giorni. Per quasi un'ora e mezza Draghi cerca di tranquillizzarla. Le offre consigli punto per punto. La questione energia si porta via buona parte della conversazione. Poco dopo Palazzo Chigi darà notizia della decisione di Meloni di mantenere come consulente a titolo gratuito il ministro uscente Roberto Cingolani. E' uno dei tanti segni della continuità istituzionale decisa dalla Meloni. La premier spiega a Draghi che intende prorogare al più presto il pacchetto di misure contro il caro energia ereditate dal predecessore. Draghi la mette in guardia dalla necessità di tenere dritta la barra dei conti pubblici. Draghi la aggiorna su quel che accadrà questa settimana a Francoforte: la Banca centrale europea aumenterà di nuovo i tassi di interesse, e già questo sarà di per sé sufficiente a far salire il costo dei rendimenti e del debito italiano sui mercati internazionali. Draghi mette in guardia Meloni soprattutto sulla necessità di tenersi agganciata alle istituzioni europee e di non alienarsi il sostegno di Emmanuel Macron, che qualche ora più tardi Meloni incontrerà in via informale a margine di una visita organizzata con il Quirinale, il Vaticano e la comunità di Sant'Egidio. Due giorni fa, a Bruxelles, a precisa domanda il presidente francese aveva escluso la possibilità di incontrare la leader di Fratelli d'Italia. L'attivismo di Draghi e Mattarella perché avvenisse ha avuto la meglio. «La Francia è fondamentale per spezzare l'egemonia tedesca in Europa», spiega Draghi. Non solo è essenziale per spezzare l'asse dei Paesi contrari a un tetto al prezzo del gas, ma per contare in tutti i dossier rilevanti: dall'energia alla riforma del patto di Stabilità, dal nascituro esercito europeo ai futuri assetti della Nato, che a breve dovrà scegliersi un nuovo segretario generale. Draghi le descrive nel dettaglio le conclusioni l'ultimo Consiglio europeo, il compromesso trovato sul gas e le sue fragilità. La partita non è ancora vinta: a giorni i ministri dell'Energia dovranno incontrarsi di nuovo. I due concordano che le piazze piene della protesta in Francia sono un segnale da non sottovalutare. «La coesione sociale è importantissima», dice Draghi, che sottolinea quanto riconosciuto dall'Ufficio parlamentare di bilancio pochi giorni fa: i sessanta miliardi spesi fin qui per contenere il caro energia sono andati soprattutto ai più deboli. Il problema sarà ora come e dove trovare nuove risorse. Il prezzo del gas sul mercato di Amsterdam è sceso a un terzo dai picchi delle scorse settimane, quello della benzina di circa un quarto. Ma è difficile scommettere che sia finita qui, anche perché il taglio delle forniture di gas russo si farà sentire a lungo su tutta la filiera degli approvvigionamenti. Con l'aiuto dei due sottosegretari Draghi e la Meloni fanno una ricognizione dello stato di attuazione del Piano nazionale delle riforme, che Draghi le ricorda essere «cruciale» per la crescita italiana. Il rispetto delle scadenze vale quaranta miliardi di euro l'anno, l'equivalente di due punti di crescita del Pil. Infine il dossier Ita, che Draghi ha cercato di chiudere prima di lasciare Palazzo Chigi. La vendita al fondo Certares è ancora in forse. Meloni aveva e ha dubbi. Nella sua maggioranza c'è chi vorrebbe riaprire la trattativa con i tedeschi di Lufthansa (fra loro il vicepremier Antonio Tajani), ma di fronte a Draghi Meloni non si mostra intenzionata a ripartire da zero: ha cose più urgenti di cui occuparsi. Quando i due escono dalla stanza per la cerimomia della campanella si intuisce che il faccia a faccia è andato bene. Al momento dello scambio Meloni cerca lo sguardo e il sorriso del premier uscente. Il resto della giornata per lei è di lavoro. La fretta è tale che lo staff inizia a discutere la composizione delle stanze al piano nobile di Palazzo Chigi. Meloni detta due comunicati per ringraziare il Papa e il Dalai Lama per gli auguri. Esce dall'ufficio poco dopo le 18: all'hotel Melià, ai piedi del Gianicolo, l'attende Macron, l'alleato più solido di chi le ha lasciato il timone del Paese.© RIPRODUZIONE RISERVATA