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Francesco Moscatelli / Milano«La Lega potrà recuperare il consenso grazie ai risultati che otterrà nel governo di centrodestra - e Matteo Salvini avrà un ruolo fondamentale - ripartendo anche dall'ascolto del territorio e dalla valorizzazione dei tanti amministratori a partire dai governatori». Il comunicato finale della Lega dopo il consiglio federale di ieri in via Bellerio è simile alla foto scattata durante la riunione: dietro i tavoli della sala intitolata a Gianfranco Miglio ci sono i vertici regionali e tutti i big del partito, compresi i governatori Luca Zaia, Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana e il ministro Giancarlo Giorgetti, e sono tutti sorridenti. Come se il crollo nel voto di domenica e il doppio attacco di ieri con cui i due ex segretari Umberto Bossi e Roberto Maroni hanno suggerito «de facto» le dimissioni di Salvini non li riguardassero. Il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari è l'unico a metterci la faccia al termine del vertice durato quasi quattro ore e a dire due cose. La prima: «La nostra richiesta è che Salvini faccia parte del governo con un ruolo importante. Non è un avviso a Giorgia Meloni, è un'ovvia richiesta, visto che siamo alleati e abbiamo vinto insieme le elezioni. Poi se sarà vicepremier lo vedremo». La seconda: «Che ci sia un momento di scoramento è normale, dal momento che il risultato non è stato esaltante. Quello che conta sono le parole del direttivo federale e tutti hanno ribadito la fiducia al segretario». In realtà la «foto di classe» racconta solo una parte di quello che sta succedendo dentro l'«ultimo partito leninista» d'Italia. Ovvero che la Lega resta un partito che ostenta sempre (o quasi) compattezza e la cui vita interna risponde a logiche precise e rispettate da tutti. «In questo momento indebolire la Lega è sbagliato, serve coesione» ha detto Salvini ai presenti. L'altra parte è stata la discussione molto civile ma anche molto dura in cui le varie anime del partito hanno detto la loro ma soprattutto hanno messo nero su bianco le date in cui il famoso «ascoltare la base» verrà messo a terra, cioè le date dei congressi provinciali e regionali, imbuto obbligatorio verso il congresso federale e l'eventuale cambio di leadership. Si partirà il 20 novembre da Bergamo, un confronto locale che però data l'importanza del territorio avrà un valore anche maggiore (Salvini ha già annunciato che ci sarà), e si proseguirà poi entro il 30 gennaio con i congressi regionali. A restare in sospeso, a causa della probabile anticipazione delle regionali (l'accorpamento con le amministrative è più che un'ipotesi) e della conseguente necessità di tenere separati campagna elettorale e confronto interno, dovrebbe essere solo il congresso lombardo. Non sono mancati nemmeno passaggi molto critici sulla gestione del partito, considerata troppo social, anche se nessuno ha trasformato il tema in una questione personale con Salvini. Si è analizzato anche il voto, cercando di superare la narrazione, pur vera, che aver portato a Roma una squadra di quasi cento parlamentari è stato un buon risultato. Giancarlo Giorgetti, in particolare, ha raccontato la sua campagna elettorale in Valtellina sottolineando che gli elettori sono interessati a temi molto concreti, come la sanità o l'energia idroelettrica, mentre spesso la politica si perde in cose troppo astratte. Si è poi parlato del ruolo della Lega nel governo, partendo dall'esperienza che si è appena conclusa, e dei sui riflessi sul voto. «Io mi aspettavo di più, mi assumo le mie responsabilità ma abbiamo pagato l'ingresso nel governo Draghi anche per aiutare le Regioni durante la pandemia» l'analisi di Salvini. Tutti hanno riconosciuto che stare al governo ha fatto perdere voti anche se era la cosa giusta da fare, ma qualcuno ha anche fatto notare che c'è modo e modo di stare dentro una maggioranza. In certi passaggi, sul Covid ma non solo, la linea della Lega è stata troppo ondivaga. Una mancanza di coerenza che gli elettori hanno percepito. In quest'ottica la presenza di Salvini e degli altri segretari di maggioranza nel prossimo governo, presenza che Draghi non aveva voluto, potrà essere invece una garanzia di solidità. «Con la Meloni ho un ottimo rapporto, ha capito che è necessario un governo forte» il messaggio lanciato da Salvini. Della prossima squadra di governo si parlerà anche nel consiglio federale già convocato per settimana prossima. Un altro segnale che la collegialità, e le discussioni «non distruttive», proseguiranno. --© RIPRODUZIONE RISERVATA