La tregua

il casoMaria Rosa Tomasello / ROMANon c'è più tempo. I partiti sanno che il caro-energia, con i rincari record che strozzano famiglie e imprese, è il campo di battaglia sul quale sarà combattuto lo scontro finale della campagna elettorale, una battaglia che nessuno vuole né può rinviare dopo il voto. Meglio intervenire subito, meglio affidare la soluzione a Mario Draghi. Finché c'è.Ventiquattro ore dopo essere stata lanciata, la proposta di Carlo Calenda su un "time out" della campagna elettorale per avviare un confronto tra i partiti, inizialmente bocciata da Silvio Berlusconi, viene raccolta da Matteo Salvini che la rilancia con altre parole. «Chiedo di convocare un Cdm la prossima settimana e riunire il Parlamento ai primi di settembre. Propongo ai leader delle forze politiche un armistizio. La politica si fermi, si riunisca e firmi un impegno» dice il leader leghista, chiedendo che tutti i partiti «diano mandati pieno adesso a Draghi» guardando al modello francese, che ha fissato al massimo al 4% l'aumento delle bollette di luce e gas mettendoci quello che serve per compensare». Risorse necessarie per bloccare gli aumenti di luce e gas: 30 miliardi di euro. «Almeno uno c'è arrivato. Vediamoci domani e proviamo a trovare un accordo per evitare il disastro» replica Calenda, con Matteo Renzi che invoca il tetto europeo ai prezzi e contro «gli estremisti dell'ambiente» chiede che si proceda immediatamente con il progetto del rigassificatore di Piombino, avversato dal sindaco di Fratelli d'Italia. Enrico Letta parla di situazione insostenibile e lancia una stoccata gli avversari: «Deve esprimere il suo sostegno all'Esecutivo anche chi ha contribuito a farlo cadere?», chiede. «Ci fidiamo di Draghi e siamo sicuri che riuscirà a fare un intervento tempestivo ed efficace. Chiediamo che il Governo intervenga e chiediamo che venga messo un tetto al prezzo dell'energia sia a livello nazionale che a livello europeo». Per il Pd, inoltre, sottolinea, «è importante che venga raddoppiato il credito d'imposta per le imprese», mentre il ministro del Lavoro Andrea Orlando chiede di «guardare alle imprese che hanno fatto utili straordinaria causa del rincaro e devono essere tassati». Per Verdi e Sinista Italiana si tratta di 50 miliardi incassati dalle società energetiche che vanno redistribuiti «immediatamente» a famiglie e imprese. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio attacca il leader della Lega: «Salvini farebbe bene a tacere perché Draghi non ha più il pieno mandato da quando proprio Salvini ha deciso di far cadere questo governo» dice, assicurando che «il governo interverrà sul caro energia a prescindere dalle sceneggiate mediatiche leghiste». Pronto al confronto in Parlamento anche Giuseppe Conte, convito che il Paese possa reggere «una variazione d bilancio ben costruita»: «Arriviamo tardi, era tutto scritto, lo diciamo da sei mesi» accusa, sottolineando che quella della tassazione degli extra profitti delle società del settore energetico che con la crisi hanno guadagnato di più «è una richiesta fatta dal M5S tempestivamente». --© RIPRODUZIONE RISERVATA