Meglio un presidente del Consiglio senza partito
Un nuovo partito. Personale, anzi su misura. Cucito addosso all'attuale premier, forte di una maggioranza debole. È il tormentone della politica post-lockdown. Non che l'emergenza sia finita, tutt'altro. Il peggio deve ancora venire dal versante economico-sociale. Ma a Roma sono facili nell'appassionarsi di fronte a scenari dietrologici. Così prende corpo a sua insaputa l'ipotetico nuovo partito. Filiazione del consenso riscosso da Giuseppe Conte in questi mesi tremendi in cui il premier ha primeggiato sull'indeterminatezza dei due principali alleati di governo, cinquestelle e dem. Potrebbe valere tra il 12 e il 15 per cento dei voti il partito di Conte, dicono i sondaggi. L'equivalente delle ambizioni elettorali di Bettino Craxi e del suo Psi ai tempi della prima repubblica. Più o meno la stessa percentuale accreditata, sempre dai sondaggi, a Giorgia Meloni. Una formazione in grado di posizionarsi a ridosso di Pd e M5S, principali azionisti del suo governo. Il premier naturalmente smentisce la nascita del nuovo partito. Come è ovvio; la scadenza naturale della legislatura, con le conseguenti elezioni, è fissata tra tre anni. Dunque perché parlarne? Oltre a capitalizzare il consenso conquistato tra gli italiani, Conte sta lavorando per accreditarsi come leader europeo affidabile. Non è un caso che gli Stati Generali dell'economia dedichino la prima giornata, domani, ai temi dell'Europa con la partecipazione dei vertici del "governo" dell'Ue. Da lì devono arrivare le risorse per la ripartenza. Su come utilizzarle è alta la tensione tra M5S e Pd, entrambi partiti irrisolti nell'identità dei valori e degli obiettivi. Un nuovo partito personale potrebbe rivelarsi un agile taxi nell'ingorgo paralizzante della politica romana. Ma per arrivare dove? Qual è la meta ragionevole del Conte bis? Questione mai definita. Puntiamo alla ripartenza dopo l'emergenza, ripetono in coro. Ma la dissonanza di idee è evidente. Sanità, innovazione tecnologica e scuola, ambiente, lavoro: chi non è d'accordo? Ma oltre le elencazioni ci sono pratiche di governo da adottare. Qui lo scenario si fa confuso. Né contribuisce alla chiarezza la presenza ingombrante del partitino personale di un altro (ex) premier, Matteo Renzi. L'esercizio sfrenato della politica politicante rischia così di allontanare gli elettori, anziché conquistare il mondo sommerso degli astenuti. Meglio concentrarsi sulla concretezza dei programmi.Se poi dai tanto criticati Stati Generali dovessero arrivare idee e proposte fresche, concretamente realizzabili, sarebbe sicuramente un bel colpo per Conte premier senza partito. --© RIPRODUZIONE RISERVATA