Iran, il volto simbolo delle nuove proteste: Rubina uccisa mentre manifestava a Teheran

Video Ventitré anni, curda, il sogno di lavorare nella moda e di vivere una vita normale. Tutto finito in un attimo. La brutale repressione del regime iraniano le ha tolto la vita, sparandole alle spalle. Rubina Aminian, originaria di Marivan, è stata uccisa mentre era per strada con tanti giovani come lei, a manifestare contro il regime  liberticida dell’Iran. Secondo Iran Human Rights è stata uccisa la sera di giovedì scorso, dopo aver lasciato l'università per partecipare alle manifestazioni di protesta. Dopo aver appreso della sua morte, per identificarla i membri della sua famiglia sono andati da Kermanshah, dove vivono, alla capitale Teheran. Leggi la diretta

Iran, impiccato manifestante: la tv mostra l'udienza di condanna, ma Human Rights "'Processo farsa"

Video L'Iran ha annunciato la prima esecuzione di un manifestante condannato per i recenti disordini antigovernativi e ha diffuso le immagini dell'udienza di condanna, con la ricostruzione dei fatti secondo l'accusa del tribunale di stato. Mohsen Shekari è stato impiccato dopo essere stato giudicato colpevole dal "tribunale rivoluzionario islamico" di "inimicizia contro Dio", hanno riferito i media statali. È stato accusato di essere un "rivoltoso" che ha bloccato una strada principale a Teheran il 25 settembre e ferito un membro della forza paramilitare Basij con un coltello. Un attivista ha detto che è stato condannato dopo un "processo farsa senza alcun giusto processo". Mahmood Amiry-Moghaddam, direttore di Iran Human Rights, con sede in Norvegia, ha twittato che le esecuzioni dei manifestanti inizieranno a svolgersi ogni giorno a meno che le autorità iraniane non affrontino "rapide conseguenze pratiche a livello internazionale".La magistratura iraniana ha finora annunciato che 11 persone sono state condannate a morte in relazione alle proteste iniziate a metà settembre dopo la morte in custodia di Mahsa Amini, la donna di 22 anni che è stata arrestata dalla polizia morale per aver presumibilmente indossato il suo hijab, o velo, "impropriamente".