Video “Le Stanze di Verdi”, curato da Pupi Avati e diretto da Riccardo Marchesini con Giulio Scarpati, è un road movie sorprendente e profondamente umano che ci restituisce un Giuseppe Verdi poliedrico, agronomo, filantropo, imprenditore agricolo, patriota e benefattore.
La storia prende avvio con Giulio Scarpati, protagonista e narratore, che a Piacenza, attratto da una gigantografia di Verdi, scopre che la villa del Maestro è in vendita. La curiosità lo porta a incontrare l’avvocato Marco Corradi, studioso verdiano ed ex campione di rugby, autore del libro Verdi non è di Parma.
A bordo della Jaguar d’epoca di Corradi, Scarpati compie un viaggio anticonvenzionale attraverso la Bassa Padana, da Piacenza a Parma fino a Milano. Tra incontri spontanei con studiosi, musicisti e persone comuni, il percorso svela un Verdi concreto e umano: i poderi e i caseifici che riflettono il suo spirito imprenditoriale, l’ospedale costruito per i contadini di Villanova sull’Arda e la chiesa con l’organo dove imparò a suonare.
Nel doppio ruolo di spettatore e narratore, Scarpati scopre un Maestro capace di avvicinare la musica alla gente comune e allo stesso tempo attento al sociale, al lavoro e alla dignità della comunità. Il film culmina in una sequenza onirica in cui attraversa idealmente la casa natale di Verdi a Roncole, Casa Barezzi, la chiesa e la Biblioteca di Busseto, il Conservatorio a Milano a lui dedicato e il Grand Hotel et de Milan, dove trascorse gli ultimi giorni di vita.
Il cinema e gli storici studi romani sono il terreno di una guerra politica Dimissioni eccellenti, da Maccanico a Borrelli, e tensioni tra FdI e Lega
Video Il maestro Pupi Avati dopo 55 film riceve il David alla carriera. Nonostante gli 86 anni è sempre pronto a un nuovo progetto e a battersi per il cinema italiano. Rispetto alla sua proposta per un ministero del cinema dice: "I partiti sono diffidenti nei confronti del cinema italiano".
L'intervista di Arianna Finos (video di Rocco Giurato)
Video Pupi Avati torna in sala, il 6 settembre, con l'utimo horror, "L'orto americano", tratto dal romanzo omonimo. Una storia ambientata nel Dopoguerra, tra l'America del Midwest e Bologna. Protagonista dell'horror in bianco e nero, Filippo Scotti. Nel nostro appuntamento A cielo aperto si racconta tra aneddoti del set, ricordi, incontri e disavventure. Tra Anthony Franciosa e Sharon Stone, Gigi Proietti, Dalla e tanti altri. Affronta poi il tema politico della necessità di un ministero per il cinema e parla del'amore riscoperto con la moglie.
Intervista di Arianna Finos
Montaggio di Rocco Giurato
Video Pupi Avati chiude la Mostra di Venezia con il suo thriller gotico, L’orto americano, girato in bianco e nero, ambientato dopo la Liberazione. Tratto dal romanzo omonimo, racconta di un aspirante scrittore – il sempre preciso Filippo Scotti – che si ritrova coinvolto in una storia che ha al centro un’ausiliaria dell’esercito americano scomparsa, che lui aveva incontrato – e sognato – nel negozio da barbiere. Il film, che non ha ancora una data di uscita, è tratto dal romanzo omonimo firmato sempre da Avati. Dall’America alla foce del Po, Avati dipana il suo racconto efferato ed erotico, “di vivi che non sanno vivere e morti che non sanno morire”. Avati, alla sua decima volta alla rassegna veneziana, si racconta tra ricordi e aneddoti, ragionamenti e umorismo.
Intervista è di Arianna Finos
Montaggio di Nicola Rumeliotis
Video Pupi Avati torna in sala, il 6 settembre, con l'utimo horror, "L'orto americano", tratto dal romanzo omonimo. Una storia ambientata nel Dopoguerra, tra l'America del Midwest e Bologna. Protagonista dell'horror in bianco e nero, Filippo Scotti. Nel nostro appuntamento A cielo aperto si racconta tra aneddoti del set, ricordi, incontri e disavventure. Tra Anthony Franciosa e Sharon Stone, Gigi Proietti, Dalla e tanti altri. Affronta poi il tema politico della necessità di un ministero per il cinema e parla del'amore riscoperto con la moglie. L'intervista è di Arianna Finos, il montaggio di Rocco Giurato.
Al Centro Sperimentale di Cinematografia, oramai i più parlano degli ultimi accadimenti come di un film giallo alla Agatha Christie dei Dieci piccoli indiani, con le teste che continuano a cadere. Dopo le dimissioni irrevocabili annunciate e poi arrivate dell'ex presidente Castellitto, dopo i des...
Video Pupi Avati chiude la Mostra di Venezia con il suo thriller gotico, L’orto americano, girato in bianco e nero, ambientato dopo la Liberazione. Tratto dal romanzo omonimo, racconta di un aspirante scrittore – il sempre preciso Filippo Scotti – che si ritrova coinvolto in una storia che ha al centro un’ausiliaria dell’esercito americano scomparsa, che lui aveva incontrato – e sognato – nel negozio da barbiere. Il film, che non ha ancora una data di uscita, è tratto dal romanzo omonimo firmato sempre da Avati. Dall’America alla foce del Po, Avati dipana il suo racconto efferato ed erotico, “di vivi che non sanno vivere e morti che non sanno morire”. Avati, alla sua decima volta alla rassegna veneziana, si racconta tra ricordi e aneddoti, ragionamenti e umorismo. L’intervista è di Arianna Finos, il montaggio di Nicola Rumeliotis.
Video "Negli ultimi mesi e settimane, anche quando è stato malissimo, papà ha sempre cercato rabbiosamente e furiosamente di lavorare al suo nuovo film Il canto delle meduse e il suo desiderio più grande fino all'ultimo momento è stato quello di poter dire due parole, 'motore, azione!'". Così, il figlio di Paolo Taviani, Ermanno, chiudendo il ricordo per il padre alla cerimonia laica nella sala della Protomoteca in Campidoglio che ha riunito con la famiglia del cineasta, morto il 29 febbraio a 92 anni, amici, ammiratori, colleghi. Tantissimi i ricordi, da Marco Bellocchio a Pupi Avati.
Si tratta di un organismo ideato da Silvio Berlusconi che ora si appresta a organizzare le prime iniziative e a nominare i componenti
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Video Un minestrone di cinefilia pop, musica grandi nomi e scoperte. Questa l’edizione 2024 del Torino Film Festival numero 41 secondo il direttore artistico Steve Della Casa. 181 i film, 59 le anteprime mondiali e 68 quelle italiane. Tra gli ospiti della rassegna, da 24 novembre al 2 dicembre, Grace Ambrose, Riccardo Amorese, Manuela Arcuri, Pupi Avati, Mimmo Calopresti, Caterina Caselli, Paolo Conte, Anaïs Emery, Drusilla Foer, Paolo Fresu, Alessandro Gassmann, Monica Guerritore, Manetti Bros, Neri Marcorè, Mario Martone. In chiusura Oliver Stone.
Intervista di Arianna Finos
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La scelta del ministro Sangiuliano. Pupi Avati, Giancarlo Giannini, Cristiana Massaro, Andrea Minuz, Santino Vincenzo Mannino e Mauro Carlo Ciampotti nel Cda
Per il debutto scelto Il sapore della felicità di Slony Sow Abbonamento a 70 euro, 60 per over 65 e under 25
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IVREA Debutterà mercoledì 6 e giovedì 7 la nuova stagione del Cineforum Effetto Cinema, al Politeama, in via Piave 3, con Il sapore della felicità, un film appena uscito nei cinema, diretto da Slony Sow e con Gérard Depardieu e Kyozo Nagatsuka. È la storia dello chef migliore di Francia che, dopo av
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