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il retroscenaFrancesco Olivo / romaAncona, Brescia e Catania. Giorgia Meloni ha deciso di partecipare attivamente alla campagna elettorale per le comunali del 14 e 15 maggio. Tornare ai comizi è un richiamo naturale per un politico che non si vergogna di esserlo. Ma dietro alla scelta c'è una strategia precisa: evitare di chiudersi tra gli stucchi di Palazzo Chigi, perdendo il contatto con la realtà e, in particolar modo, con i suoi elettori. La consapevolezza è che per definizione la luna di miele, ammesso che sia ancora in corso, non durerà per sempre e allora bisogna tornare nelle piazze, non solo a cercare i voti, ma anche a spiegare il lavoro fatto fin qui. Il video con il quale sono stati descritti i provvedimenti sul lavoro, girato a Palazzo Chigi, va in questo senso. L'agenda della premier parallelamente agli appuntamenti internazionali (i prossimi sono Repubblica Ceca, Islanda e Giappone) si va riempiendo di tappe prettamente italiane, con un occhio al partito e uno alla coalizione. Meloni sarà lunedì prossimo ad Ancona, il 12 maggio a Brescia e il 26 a Catania (in Sicilia si vota più tardi), insieme ai due vicepremier, Matteo Salvini e Antonio Tajani. Si tratta dei tre centri principali di una tornata che coinvolgerà 13 capoluoghi di provincia, senza metropoli, ma con alcune sfide interessanti per molti aspetti, nel quale la premier spera, al netto delle molte variabili locali, di capitalizzare il consenso, soprattutto personale, che i sondaggi le attribuiscono. La premier lo aveva già tentato a Udine lo scorso 31 marzo, per le elezioni in Friuli-Veneza Giulia, ma un colloquio al Quirinale si protrasse al punto di farle perdere l'aereo. Il criterio con le quali sono state scelte le città sono anche politici: i candidati ai tre partiti della coalizione, (Forza Italia ad Ancona, Lega a Brescia e Catania Fratelli d'Italia). E non è escluso poi che si possa aggiungere una tappa a sorpresa a Latina, che al momento non è inclusa nell'agenda. Per vedere qualche "effetto Meloni" il centrodestra spera di vincere almeno in una tra le due città governate dal Pd, Ancona o Brescia. In entrambe i casi la sfida è considerata molto difficile. Ma la preoccupazione di Meloni è anche per il suo partito. Per causa di forza maggiore nei primi sei mesi di governo Fratelli d'Italia è stata un po' trascurata, praticamente tutti i principali dirigenti hanno traslocato verso i ministeri e le istituzioni, con l'eccezione di Giovanni Donzelli, rimasto a coordinare una creatura diventata in pochissimo tempo enorme. Grandi scossoni non si sono avvertiti e i focolai di rivolta, come nel caso della Federazione di Roma (commissariata dallo stesso Donzelli, per sottrarla ai fedelissimi di Fabio Rampelli), sono stati per il momento neutralizzati. Ma tutti sanno che non può durare per sempre, così nella prima metà del 2024 si potrebbe celebrare il primo vero congresso nazionale del partito, preceduto da tutti quelli locali (e quello della Capitale sarà particolarmente interessante). In gioco evidentemente non c'è la leadership, che nessuno osa mettere in discussione, ma la reggenza in un movimento molto diverso da quello della fondazione. --© RIPRODUZIONE RISERVATA