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il casoAlessandro Barbera / ROMALe conclusioni dell'ultimo Consiglio europeo - era il 9 febbraio - usavano parole che oggi suonano beffarde: occorre «riconoscere la specificità delle frontiere marittime, inclusa la salvaguardia delle vite umane e rafforzare la cooperazione sulle attività di ricerca e salvataggio». Il barcone zeppo di migranti affondato a poche decine di metri dalla spiaggia di Crotone era stato avvistato la notte precedente da un velivolo di Frontex, l'agenzia di controllo dei confini dell'Unione. Il mancato salvataggio sarebbe stato causato dalle cattive condizioni del mare, ma alcune Organizzazioni non governative - i cui interventi sono ora limitati da un decreto del governo Meloni - pongono dubbi sull'efficacia di quel tipo di controlli. «Oltre a osservare la barca dall'alto dove si trovava la motovedetta che risultava operare tra Crotone e Roccella Ionica?», sottolinea Mediterranea. Le dimensioni della tragedia hanno comunque aperto una breccia a qualcosa di più concreto delle chiacchiere che da anni contraddistinguono le riunioni dei Ventisette a Bruxelles. Non appena avuta notizia dell'accaduto Sergio Mattarella lo ha chiesto in una nota: «È indispensabile che l'Europa assuma in concreto la responsabilità di governare il fenomeno migratorio per sottrarlo ai trafficanti di esseri umani». In casi come questi le parole di circostanza si sprecano: si va dal «profondo dolore» (Ursula von der Leyen, presidente della Commissione), alla «rabbia e cuore spezzato» (Roberta Metsola, presidente maltese del Parlamento), fino alla richiesta «soluzioni praticabili» da parte del presidente del Consiglio dei capi di Stato Charles Michel. Ma quali? Antonio Tajani, ieri ospite a Rai Tre accenna alla necessità di «accordi per bloccare le partenze, che significa non solo controllare le frontiere marittime. Spero che a livello europeo capiscano non si tratta di un capriccio italiano». Il barcone affondato lungo le coste calabresi proveniva dalla Turchia, ma ormai da mesi il governo italiano (aveva iniziato già Mario Draghi) è impegnato a fronteggiare l'aumento delle partenze dalla Tunisia, sull'orlo del caos politico e attraversato da una gravissima crisi economica. Tajani raccontava di aver personalmente sostenuto con la presidente del Fondo monetario internazionale un prestito da quasi due miliardi di euro a lungo incerto. A Bruxelles l'approccio «aiutiamoli a casa loro» trova molto consenso, anche perché politicamente efficace. Il problema è sempre il mare fra il dire e il fare. Il «patto sulla migrazione e l'asilo» è stato firmato dai Ventisette due anni fa e c'è l'impegno a trasformarlo in atti concreti entro la fine della legislatura europea, nel 2024. La questione è all'ordine del giorno del prossimo Consiglio dei ministri della giustizia e degli affari interni previsto a Bruxelles il 9 e 10 marzo. In agenda ci sono l'intensificarsi degli arrivi dal Mediterraneo centrale e di come rafforzare i controlli nei Paesi di partenza. La presidenza di turno svedese - come l'Italia governata da una coalizione di destra - ha preso un'iniziativa che non sembra granché efficace. Da luglio sarà il turno della Spagna, il Paese che insieme a Grecia e Italia costituisce la frontiera dei flussi dal sud del mondo. Il nodo mai sciolto è come superare il trattato di Dublino che fa prevalere il principio per il quale gli immigrati illegali devono essere accolti dal primo Paese di accoglienza. Un principio che da un lato mette sotto pressione i Paesi della sponda sud - da dove gli immigrati arrivano via mare - ma allo stesso tempo non ha rende possibile un accordo soddisfacente sulla redistribuzione delle persone accolte. E così - per dirla semplicemente - l'Italia può accusare di essere lasciata sola sul fronte dei salvataggi e la Germania può rispondere piccata di essere il Paese in cui la gran parte di queste persone va infine a cercar fortuna. L'ambizione è quella di risolvere il problema - per così dire - a monte: permettere missioni di Frontex in alcuni dei Paesi di provenienza e sostenere le nazioni balcaniche nei rimpatri via terra. --© RIPRODUZIONE RISERVATA