Meloni: «Si poteva fare meglio ma non è una catastrofe No al Mes, lo firmo col sangue»

il casoFrancesco Olivo / Roma A Montecitorio succede di tutto, Palazzo Chigi è lì accanto e l'eco non può non arrivare. La macchina della manovra si è inceppata varie volte, «bisogna migliorare», ma per il momento ci si può accontentare: «Non è stata una catastrofe». Giorgia Meloni sapeva che il percorso della finanziaria, con i tempi così stretti, sarebbe stato complicato, ma ora che il traguardo sembrava vicino ecco spuntare altri ostacoli. Dei rilievi della ragioneria dello Stato e del giallo dello scudo penale per i reati fiscali la premier non parla nella sua prima intervista televisiva da capo del governo, nello speciale Porta a Porta andato in onda ieri dopo il Tg1. Le ammissioni sulle difficoltà sulla legge di bilancio che emergono in queste ore sono oggetto del discorso che la presidente del Consiglio fa ai suoi parlamentari, riuniti per gli auguri di Natale: «Tra mille difficoltà e rodaggio e questi giorni complessi dellamanovra e nonostante quello che si può e si deve migliorare, mi pare che rispetto a chi auspicava una partenza di questo governo e di questa maggioranza come una catastrofe, tutto il racconto che è stato fatto contro di noi gli sta simpaticamente tornando indietro come un boomerang». Qualche ora più tardi, a Bruno Vespa, Meloni conferma che il suo governo non chiederà di utilizzare il Meccanismo europeo salva Stati, il Mes, «posso firmarlo con il sangue». Ma di fatto non esclude la ratifica del trattato, che soltanto il Parlamento italiano ha ancora negato «non è un grande tema, ne discuterà il Parlamento». Una vaghezza che ha scatenato le proteste dell'opposizione: «Gli italiani hanno diritto di sapere cosa intende fare Meloni», dice Mariastella Gelmini portavoce di Azione, anche lei ospite di Porta a Porta. La volontà della premier è arrivare a una modifica del Mes, «ne parlerò con il presidente», ma il tempo potrebbe essere scaduto. Nel salotto di Vespa la premier torna a parlare del Pos, spiegando la marcia indietro sull'eliminazione delle multe ai commercianti che rifiutano i pagamenti elettronici fino a 60 euro, vista la contrarietà di Bruxelles: «Si trattava di un obiettivo del Pnrr stabilito dal precedente governo». Secondo Meloni per la Commissione Ue il problema «non era tanto nel merito» quanto nel non dare l'impressione di un «liberi tutti». Non poteva passare insomma il principio «prendo la prima rata e poi cambio la norma». Sul principio però la leader di FdI non ha cambiato idea: «Non rinuncio a occuparmi della materia, è una questione di giustizia». Come? Operando «una moral suasion verso le banche», per arrivare all'eliminazione delle commissioni per i commercianti. In tv Meloni non entra nei dettagli dei nuovi provvedimenti sull'immigrazione, rivendica le proprie ragioni su quelle che definisce «frizioni», con la Francia e giudica superato il dibattito sulla ridistribuzione, l'unica ricetta è «fermare le partenze e difendere i confini». Anche perché «i migranti che accogliamo sono quelli che hanno i soldi da dare agli scafisti».Prima dell'intervista su Rai1 Meloni era intervenuta alla Farnesina alla Conferenza annuale degli ambasciatori, incentrato sul ruolo dell'Italia nella Nato e quindi sulle spese militari: «Oggi è molto più chiara la necessità di rafforzare l'Europa nella sua autonomia strategica, per questo occorre anche consapevolezza dell'ordine di grandezza degli investimenti necessari, e lo dice qualcuno che non aveva paura dall'opposizione di scrivere nel proprio programma che la spesa militare è una spesa necessaria per difendere i propri interessi nazionali». L'Ucraina resta al centro dell'agenda, la presidente del Consiglio annuncia un viaggio a Kiev, «nei primi mesi del nuovo anno» e invita i cittadini a compiere un gesto: «L'Ucraina vive le sue giornate senza energia elettrica. Agli italiani dico di spegnere un'ora al giorno la luce per vedere come si sta e cosa fanno queste persone per difendere la loro libertà». --© RIPRODUZIONE RISERVATA