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Luca Monticelli / ROMAAnche stavolta la riforma delle pensioni si farà l'anno prossimo. E le misure temporanee che arriveranno in manovra saranno a favore degli uomini.Dopo che la famigerata legge Fornero è entrata in vigore nel 2012, i vari governi che si sono succeduti sono intervenuti con qualche rattoppo, cercando di creare una sorta di flessibilità per alcuni lavoratori, e assicurando loro un'uscita anticipata rispetto ai 67 anni di età e i 20 di anzianità contributiva previsti dall'allora esecutivo di Mario Monti. Il cantiere della previdenza è uno dei temi più importanti della prossima legge di bilancio che il governo di Giorgia Meloni ha annunciato di voler portare in Consiglio dei ministri la prossima settimana, ma pure questa finanziaria garantirà il privilegio di andare in pensione prima solo agli uomini. Infatti, saranno i lavoratori maschi a poter usufruire del pensionamento con 41 anni di contributi e ottenere un assegno senza penalità, mentre le lavoratrici saranno costrette a ricorrere a Opzione donna, che produce un taglio tra il 20 e il 30% del valore economico della pensione. Sia il ministero del Lavoro sia la Cgil stimano che il pacchetto di norme allo studio assicurerà il ritiro anticipato di oltre il 70% di uomini, con punte che supereranno l'80% abbondante nel settore privato. Proprio come è successo con i tre anni di Quota 100.Il Mef vuole Quota 103Alle donne, ovviamente, non è preclusa la nuova misura che metterà in campo l'esecutivo di centrodestra, il problema è che questa "riforma ponte" sarà realizzata per avvantaggiare quasi esclusivamente gli uomini. L'anno prossimo la pensione anticipata sarà costruita su Quota 103, ovvero potranno lasciare il lavoro le persone con 62 anni di età e 41 di contributi. Questo è quanto è disposto a concedere il ministero dell'Economia, dove peraltro siede il leghista Giancarlo Giorgetti. Tuttavia la Lega - quella di Salvini - sta portando avanti un braccio di ferro per fermare l'asticella a Quota 102, con 61 anni e 41 di contributi. Il Tesoro prevede con Quota 103 una platea interessata di circa 45 mila persone, per un costo di 965 milioni di euro se la riforma entrasse in vigore a partire da aprile 2023. Quota 102 si rivolge a 89 mila persone e costerebbe 1,9 miliardi di euro. Ebbene, oltre il 70% di questi lavoratori sono uomini. Il perché è semplice: le donne hanno buchi contributivi e carriere discontinue (sono più precarie e dedicano anni ai figli) quindi a 41 anni di contributi di solito non ci arrivano.La ministra del Lavoro Marina Calderone lo sa bene e sta provando a far passare una norma che renda «più attrattiva» Opzione donna, soprattutto per le lavoratrici autonome che possono accedervi a 59 anni, un anno più tardi delle dipendenti che maturano il requisito a 58 anni.La Cgil: «Donne sfavorite»Nel corso dei tre anni di Quota 100 sono uscite complessivamente 385 mila persone, di cui il 70% uomini. «Il trend non cambierà, anzi peggiorerà perché l'asticella dei contributi sale di tre anni e trovare donne con 41 anni di contributi sarà più difficile», spiega Ezio Cigna, responsabile delle politiche previdenziali della Cgil. In più, ricorda il dirigente del sindacato di Corso Italia, «una donna con 41 anni di contributi lascia il lavoro con 10 mesi di anticipo, mentre un uomo usufruisce di uno sconto più vantaggioso che è di un anno e 10 mesi». Questo perché la legislazione vigente stabilisce l'uscita anticipata a 41 anni e 10 mesi per le donne e a 42 anni e 10 mesi per gli uomini. La Cgil ribadisce la propria contrarietà a legare i 41 anni di contributi a un'età: «Al governo abbiamo detto che la riforma del sistema non si fa con un numero magico. La proposta unitaria del sindacato dà la possibilità a 62 anni di aprire la flessibilità in uscita, solo così riusciamo a rispondere anche alle donne», dice Cigna che aggiunge: «Quota 102 o 103 non è una riforma, solo una bandierina da mettere per un anno e che avvantaggia pochi lavoratori». --© RIPRODUZIONE RISERVATA