Suicidio assistito, politica divisa Il Pd chiede legge, la Lega frena

Federico Capurso /RomaVittoria o sconfitta. Nella giornata in cui La Stampa dà notizia del caso di "Mario", il paziente tetraplegico delle Marche che ha ottenuto - per la prima volta in Italia - il via libera al suicidio assistito, gran parte della politica si schiera: da una parte o dall'altra. La deputata Pd Laura Boldrini punge il Parlamento, che non riesce ad approvare una legge sul fine vita e ha avuto quindi «meno coraggio dell'azienda sanitaria delle Marche». Dall'altra parte della barricata, il senatore leghista ultracattolico, Simone Pillon, parla di «una sconfitta per tutti. La vita umana è sacra e inviolabile, sempre. Fermiamo l'omicidio di Stato». Mentre Nicola Fratoianni, di Sinistra Italia, coglie l'occasione per spingere il referendum che depenalizzerebbe l'omicidio del consenziente. Come se fruire di questo diritto, riconosciuto di fatto dalla sentenza del 2019 della Corte Costituzionale, possa lasciare sul campo vincitori o vinti. Mentre l'ultima vera battaglia, per Mario, è stata quella di superare con l'aiuto dell'associazione Luca Coscioni l'immobilismo delle istituzioni e le difficoltà burocratiche nate dal non avere ancora una legge sul fine vita. Per le forze di centrosinistra questo caso segna la necessità di approvare il disegno di legge che è ora all'esame delle commissioni Giustizia e Affari sociali alla Camera e che il 29 novembre dovrebbe arrivare in Aula. Dovrebbe, perché per il centrodestra invece «serve più tempo, abbiamo chiesto di spostare la data più in là», dice il presidente dei deputati della Lega, Riccardo Molinari, e comunque mette in chiaro: «Il testo, così com'è, al nostro gruppo non piace». Il rischio, ammette il capogruppo di Italia Viva alla Camera, Ettore Rosato, «è che si alzino delle barriere e non si riesca ad arrivare in Aula. Cerchiamo di non fare battaglie ideologiche modello ddl Zan». Il testo preparato da Alfredo Bazoli, deputato Pd e relatore in commissione Giustizia, «ci sembra vada nella giusta direzione, è una persona equilibrata», aggiunge Rosato. E dello stesso parere è anche Enrico Costa, di Azione: «Bazoli sta cercando di smussare gli angoli e di non spingersi oltre le indicazioni della Consulta. Finora, infatti, ho votato a favore». Ma è un puzzle difficile da comporre. Ci sono moderati di centrodestra inclini a votare a favore del testo e ci sono sensibilità di segno opposto all'interno del Pd o dei Cinque stelle. Tanto che Enrico Letta e Giuseppe Conte preferiscono il silenzio: «Serve un confronto interno, prima di prendere una posizione netta a nome di tutti», fanno sapere dai piani alti di entrambe le forze politiche. Bazoli, intanto, cerca di limare ogni ruvidezza e aggirare le asperità del terreno. L'ultima mediazione è arrivata ieri, quando insieme all'altro relatore, Nicola Provenza, del M5S, ha introdotto la possibilità per il personale sanitario «non prendere parte alle procedure per l'assistenza alla morte volontaria medicalmente assistita quando sollevi obiezione di coscienza». Per il Vaticano, però, questo non basta. L'unica strada deve essere quella «delle cure palliative - sostiene la Pontificia accademia per la Vita, guidata da monsignor Paglia -, che contemplano anche la possibilità di sospendere tutti i trattamenti considerati sproporzionati dal paziente». Non si vuole «in nessun modo minimizzare la gravità di quanto vissuto da "Mario"», prosegue, ma «rimane la domanda se la risposta più adeguata davanti a una simile provocazione sia di incoraggiare a togliersi la vita». Una posizione che il partito di Giorgia Meloni sposa in blocco: «Fratelli d'Italia difende la vita. Siamo da sempre contrari all'introduzione dell'eutanasia e auspichiamo che diventino effettive le cure palliative». Di cure palliative parla anche il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri: «Di fronte al caso di Mario, il suicidio assistito credo sia un approdo giusto. Prima di offrire questa "alternativa", però, si deve implementare una serie di servizi: dalle cure palliative al sostegno psicologico, fino all'assistenza domiciliare. Altrimenti - conclude Sileri - il suicidio assistito non diventa più un'alternativa». --© RIPRODUZIONE RISERVATA