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Luca Monticelli / ROMAMartedì lo strappo in Consiglio dei ministri, con la Lega che diserta la riunione sulla delega fiscale. Poi l'attacco all'esecutivo: «La riforma del catasto è una patrimoniale». Quindi le accuse a Pd e 5 stelle: «Vogliono buttarci fuori dalla maggioranza». La tre giorni "di lotta" di Matteo Salvini si conclude con un faccia a faccia a Palazzo Chigi tra lui e il premier Mario Draghi, durato poco più di un'ora. Alla fine, con una mossa che ricorda il camaleontico Zelig di Woody Allen, Salvini torna "di governo" e chiude la partita affidando il suo commento ad una nota: «Incontro molto utile: proposte e soluzioni condivise e impegno a confrontarci sul futuro dell'Italia ogni settimana. I giornali scrivano ciò che vogliono: un rapporto leale, franco e diretto risolve ogni problema e trova soluzioni».Atteso in piazza Colonna intorno alle 18 da un nutrito gruppo di telecamere, Salvini però non si presenta e preferisce, per una volta, la comunicazione scritta. Più congeniale in questo caso per abbassare i toni. L'ufficio stampa del segretario parla di clima «cordiale e costruttivo» e punta molto sull'impegno preso da Draghi e Salvini di «vedersi almeno una volta alla settimana per fare il punto della situazione». L'agenda del presidente del Consiglio dunque si infittisce: oltre ai due Cdm la settimana programmati da qui alla fine dell'anno, è probabile che anche i vertici politici con gli altri leader della maggioranza si moltiplichino. Sempre lo staff di Salvini garantisce «piena condivisione degli obiettivi economici, con un impegno comune affinché non ci siano aumenti di tasse». Pure sulle riaperture la visione collima: il principio concordato è «allentare il più possibile limiti e restrizioni in caso di dati sanitari confortanti».Il segretario leghista sigla la pace ma, in realtà, non sembra incassare granché. Draghi ripete quanto detto pubblicamente nelle ultime 72 ore. Il comunicato di Palazzo Chigi lo ribadisce con algido distacco: «E' stato confermato l'impegno del governo a evitare ogni aumento della pressione fiscale e a proseguire nel percorso delle riaperture, tenendo conto del miglioramento della situazione epidemiologica».Il premier aveva già rimarcato la sua autonomia dai partiti nella conferenza stampa sul Recovery: «L'azione del governo non segue il calendario elettorale. I tempi cominciano a diventare corti, abbiamo un numero rilevante di provvedimenti da fare entro dicembre, finora abbiamo mantenuto gli impegni con l'Europa, non vogliamo cominciare a mancarli ora».Ieri mattina il Salvini "di lotta" aveva iniziato la giornata con un'intervista a Rtl per chiedere a Draghi di togliere l'aggiornamento del catasto dalla riforma fiscale e di mettere per iscritto che nessuno pagherà più tasse. Orfano del guru dei social Luca Morisi, il numero uno del Carroccio, con un tweet pubblicato pochi minuti prima del Consiglio dei ministri, ha tentato di bruciare sul tempo i ministri, auspicando un'accelerazione sulle riaperture, soprattutto per le discoteche. «Solo il 35% di capienza non è possibile, ho chiesto a Draghi subito numeri più alti». Salvini rivendicherà con i suoi di aver ottenuto il 50% al chiuso e il 75% all'aperto per i locali da ballo.Nella Lega, intanto, sembra scattato il "cessate il fuoco". Una tregua per frenare l'emorragia di consensi che si è verificata alle amministrative. L'idea di aver un rapporto più diretto con Draghi sarebbe frutto di una mediazione con l'anima moderata del partito rappresentata da Giancarlo Giorgetti, con il quale il segretario ha parlato prima e dopo il colloquio con il premier. --© RIPRODUZIONE RISERVATA