Ventisei immobili sottratti alle mafie ma solo cinque sono già assegnati

ivreaIn Canavese gli immobili confiscati alla 'ndrangheta sono 26, a cui vanno aggiunte tre ditte: una ad Agliè, un bar a Volpiano e un'altra attività a Salassa. Gli immobili, tra appartamenti e ville sono distribuiti su tutto il territorio. A Cuorgné c'è la villa di Bruno Iaria ed un altro immobile nella vicina Valperga. A Volpiano sono sette, di cui tre sono utilizzati da cooperative del terzo settore, dopo un lungo iter. Tre sono a Chivasso (1 utilizzato) tre a San Giusto Canavese, più la villa del boss Nicola Assisi, assegnata di recente. Poi quattro a Leinì, due a Montalenghe, uno ad Orio Canavese, uno a Pont Canavese, uno a Salassa, uno a San Benigno Canavese, in località Vauda, ed uno a Prascorsano. solo il 20% degli immobili riutilizzatiColpisce lo scarso numero di immobili riutilizzati appena 5 in Canavese. «Un dato non certo confortante: - sottolinea Maria Josè Fava, referente di Libera Piemonte - l'assegnazione dei beni confiscati dovrebbe essere una priorità, poiché è indicatore della vittoria dello Stato sulle mafie, invece la percentuale è solo del 20%. Certo si tratta di un percorso complesso, in quanto insistono problemi di varia natura, ma che andrebbero affrontati con maggior celerità. Soprattutto i Comuni più piccoli, a cui i beni vanno poi assegnati, dovrebbero essere sostenuti dallo Stato. Invece molti rinunciano non avendo le risorse finanziarie per la gestione». Su questo tema libera Piemonte ha organizzato un calendario di tre incontri formativi rivolti agli amministratori comunali con l'obiettivo di dare ai Comuni maggior strumenti di intervento. Il primo si è svolto a Torino lo scorso venerdì con la partecipazione dell'ex procuratore capo di Torino Gianfranco Caselli. «Avevamo invitato tutti i candidati a sindaco di Torino - dice Maria Josè Fava, - ma nessuno si è presentato. Ed è stata una grande delusione». in piemonte 656 beni confiscatiIn Piemonte nell'arco di una decina d'anni, sono stati confiscati alle mafie 656 immobili ed altri 217 sono già stati destinati con finalità sociali. Sono in corso le procedure per la gestione di 48 aziende, mentre altre 14 ditte sequestrate sono già state riaffidate. L'ultima della serie è la villa bunker a San Giusto Canavese, in cui viveva la famiglia del boss Nicola Assisi. Dopo un iter travagliato e un attentato incendiario la lussuosa dimora è stata affidata alla cooperativa Pro.ge.st e ospita giovani diversamente abili. Prima c'erano stati due alloggi a Volpiano diventati case protette, la villa del boss Bruno Iaria, affidata all'associazione Mastropietro. Ma sono tante le assegnazioni da terminare. «I beni confiscati -sottolinea Fava - sono un patrimonio per la nostra democrazia: sono l'esempio concreto che, mettendo insieme le forze migliori, facendo ognuno la propria parte e il proprio dovere, le mafie si possono sconfiggere». i sequestri di platinumUn duro colpo ai patrimoni della 'ndrangheta era stato inferto nei mesi scorsi dall'operazione Platinum condotta dalla Dia. L'operazione ha colpito un "nervo importante" per l'organizzazione mafiosa: quello degli affari, del riciclaggio di denaro proveniente dal narcotraffico internazionale in attività imprenditoriali: alberghi, bar, concessionarie d'auto, società di costruzione, negozi e tabaccherie a Volpiano, Chivasso, Valperga ed in Germania, nelle zone turistiche di Baden Baden e del lago di Costanza. Trentatré gli arresti, 65 gli indagati, a cui si aggiungono 42 perquisizioni, il sequestro preventivo di 5 società, 12 immobili, denaro contante e beni per 5 milioni di euro: un'operazione che ha toccato almeno quattro paesi e che è stata possibile grazie alle lunghe indagine (cominciano nel 2016) di una squadra investigativa italo - tedesca, con la collaborazione di polizia, carabinieri, e guardia di finanza. Un'operazione sviluppata su due filoni, che ha accertato l'attività imprenditoriale dei fratelli Giuseppe e Mario Vazzana, 56 e 59 anni, residenti a Chivasso e proprietari dell'omonimo hotel in corso Torino a Volpiano, gestito però dalla sorella Teresa (non indagata), di Gianfranco Violi, 45 anni, anche lui di Volpiano, la mente del sodalizio, e Domenico Aspromonte, 47 anni, che aveva sviluppato gli affari in Germania. Sono stati accusati tutti associazione mafiosa. «In Piemonte non esistono zone - aveva già ricordato Anna Maria Loreto, procuratore capo di Torino - che possono definirsi franche rispetto al rischio dell'inquinamento mafioso. C'è una 'ndrangheta che rifugge da gesti eclatanti e pensa ad investire e riciclare i proventi illeciti. Colpirla in questa dimensione significa cercare di ripristinare la libera concorrenza di mercato». --lydia massia