Così il Movimento 5S ha imparato la lezione del potere
Carissimi nemici erano, carissimi nemici restano. Movimento 5 stelle e Partito democratico nonostante facciano quotidianamente la conta delle rispettive debolezze, sono destinati a restare separati in casa. All'inizio fu il Conte bis partorito nella torrida estate 2019. In difesa del quale entrambe le formazioni si sono inutilmente sbattute, fino alle dimissioni di Zingaretti condite di coloriti rimproveri ai suoi. Ora convivono nella strana maggioranza del governo Draghi con l'incubo delle prossime elezioni politiche; i sondaggi danno la vittoria al centrodestra a doppia trazione Meloni-Salvini. Le comunali del prossimo autunno nelle grandi città potevano rivelarsi un laboratorio per creare finalmente la giusta chimica tra cinquestelle e dem. Un'illusione. A Roma il pentolone dell'intruglio alchemico è stato scaraventato a terra proprio da Giuseppe Conte. L'ex premier ha confermato la ricandidatura di Virginia Raggi e ha stoppato l'ipotesi di Nicola Zingaretti sindaco, sì proprio colui il quale si è sacrificato invano per tenere in piedi il governo giallo-rosa. Lo sgarbo di Roma ha un duplice effetto: indebolisce la leadership nascente di Enrico Letta e riapre tutti i dubbi sull'affidabilità politica dell'attuale gruppo dirigente cinquestelle. Per il segretario Pd la riconquista della Capitale è tappa fondamentale per il successo del suo progetto, ma la ricandidatura della sindaca uscente lacera il campo alternativo alla destra.Ma è proprio il M5S che continua a non considerarsi né di destra né di sinistra. Con questo mantra nel 2018, appena tre anni fa, raccolse undici milioni di voti; un elettore su tre lo premiò. Quella massa di consensi non è nella disponibilità di Conte o di Di Maio o di Casaleggio. Voti in libera uscita. Nella competizione tra populismi durante il primo governo Conte i cinquestelle si sono fatti cannibalizzare dal fascioleghisno. Schierandosi ora, come coerenza avrebbe voluto, con le forze progressiste temono invece la cannibalizzazione da parte del Pd. Invocano così una purezza delle origini per restare saldamente legati ai posti di potere. Inevitabile che accadesse. Sia detto senza falsi moralismi, ma un partito senza apparati di potere, a tutti i livelli, è destinato all'estinzione. Lo stesso Pd, sebbene dal 2016 sia in calo di consensi e di legami sociali con le fasce più deboli degli italiani, resta a galla grazie a un diffuso sistema di potere. Il M5S dunque, dopo essere stato forza di maggioranza in ben tre diversi governi di questa legislatura, sembra aver introiettato una famosa massima di Andreotti, considerato il Belzebù della prima repubblica: il potere logora chi non ce l'ha. Dal Divo Giulio all'avvocato del popolo, lo spirito del tempo è questo. --© RIPRODUZIONE RISERVATA