È caccia ai cinque parlamentari con in tasca il bonus delle partite Iva
Federico Capurso / roma Cinque deputati hanno intascato in piena emergenza Covid i bonus da 600 e da 1000 euro destinati alle partite Iva e agli autonomi, come rivela Repubblica. Tre di loro sono della Lega, uno è di Italia viva e uno del M5S, ma i loro nomi restano - almeno per ora - avvolti nel silenzio e coperti dalla legge sulla privacy. Un bonus a cui avevano diritto perché nelle prime due tranche di marzo e aprile è stato elargito a pioggia, ma la questione è morale e di opportunità. «Evidentemente non gli bastavano i quasi 13mila euro netti di stipendio al mese - punge infatti il ministro degli Esteri Luigi Di Maio - non gli bastavano tutti i benefit e privilegi di cui già godono. È davvero indecente». Così, la giornata si trasforma in una caccia alle streghe, mentre i leader invocano il pentimento dei rei e insieme promettono condanne esemplari. I cinque sono finiti nel mirino della Direzione centrale antifrode, anticorruzione e trasparenza dell'Inps, organo voluto dal presidente, Pasquale Tridico, proprio per scovare i raggiri. Sempre secondo le segnalazioni inviate dal dipartimento, i deputati non sono mosche bianche della politica. In 2mila tra assessori, sindaci, consiglieri regionali e comunali avrebbero richiesto il bonus durante la quarantena. E nelle chat del M5S e del Pd gira voce, in serata, che siano coinvolti anche dei presidenti di regione, ma non viene registrata alcuna conferma della notizia.Ormai il clima è avvelenato. Escono nomi di sospettati improbabili, come quello del 5S Emilio Carelli, che passa invece la giornata a chiedere le dimissioni dei colleghi coinvolti e a giudicare il gesto «immorale e disgustoso». Per di più «non ho nemmeno la partita Iva». Fantasie malevole. E nell'interminabile scia di sospetti, si diffonde tra i leghisti anche il nome del deputato Mario Lolini, toscano, che nega però qualunque interessamento: «Io i soldi non li ho incassati e non ho dato delega al commercialista di chiederli», risponde. Ma ormai ogni partito si è trasformato in un calderone bollente. Le file del Carroccio, con 3 deputati sulla lista, sono le più nervose. Matteo Salvini è rapido a schierarsi: «È una vergogna», dice, e chiede «l'immediata sospensione» dei coinvolti, ma tenta anche di allargare a macchia d'olio le colpe sul governo, che ha scritto male i decreti, e persino sull'Inps che ha erogato il bonus, finendo per chiedere «dimissioni» di massa. Al di là delle responsabilità inesistenti dell'Istituto di previdenza, che si è limitato a eseguire una legge dello Stato, anche gli uomini di Italia viva puntano il dito contro i decreti del governo. «Chi ha chiesto il bonus ha compiuto un gesto orribile, ma quel testo è stato scritto male», dice il deputato Michele Anzaldi. «Avrebbe dovuto prevedere paletti, perché come i parlamentari ci sono tanti altri professionisti che, pur non avendo bisogno di quei soldi, li hanno chiesti e ottenuti». Per i bonus di marzo e aprile, infatti, bastava inviare una mail col numero della partita Iva e i soldi venivano inviati sul conto corrente. Operazione costata quasi 6 miliardi di euro. A maggio, invece, quando è stato fissato il primo paletto - destinando il bonus solo a chi poteva dimostrare di aver avuto un calo del fatturato - il conto degli assegni si è ridotto a 934 milioni di euro. Questioni tecniche sommerse dall'ondata di sdegno. La capogruppo alla Camera di Iv, Maria Elena Boschi sonda uno a uno i deputati e chiede privatamente di farsi avanti. Per favorire un mea culpa, Renzi non parla di sanzioni, ma alla fine della giornata nessuno ha risposto all'appello. La stessa scena si ripete nel M5S e nella Lega, dove però i rispettivi leader fanno a gara a chi sbranerà per primo il "colpevole": «Oltre alla confessione, presenti anche le dimissioni da parlamentare. Per me è già fuori dal Movimento», tuona il reggente dei 5S Vito Crimi. «Dimissioni immediate» chieste prima di lui da Salvini e da Di Maio. E interviene anche la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo: «Restituiscano tutto, chiedano scusa e poi si dimettano. Hanno disonorato il ruolo di parlamentare che ricoprono». Giorgia Meloni lancia un'iniziativa social: «Visto che l'Inps non fa i nomi per questione di privacy, invito ogni parlamentare a dichiarare "#BonusInpsiono!". In modo che i nomi emergano per esclusione» . -© RIPRODUZIONE RISERVATA