Rula Jebreal: "Ranucci un eroe della verità. Ma lui si è salvato, 280 giornalisti a Gaza no"

Video "Per me la libertà di stampa è un pilastro della democrazia. Vorrei invitare qui a parlare un giornalista che considero un guardiano della democrazia e della verità e vorrei dirvi che Sigfrido Ranucci non solo è un eroe nazionale di questa repubblica. La bomba che è stata messa davanti casa sua mi fa ricordare i 280 palestinesi uccisi a Gaza perché raccontavano la verità. La bomba a Sigfrido è un messaggio a tutti noi: dovete stare zitti o vi facciamo fuori". L'ha detto la giornalista Rula Jebreal alla presentazione del suo libro "Genocidio", in corso a Montecitorio insieme al giornalista Rai, Sigfrido Ranucci e al leader del M5s, Giuseppe Conte. Ha aggiunto Jebreal: "Io credo ci sia un nesso diretto della violenza omicida tra l'attentato a Ranucci e gli attacchi alla stampa a Gaza. Ma in questo Paese possiamo fermarla, a Gaza abbiamo fallito".

Ranucci. "Pressioni per non dire 'Genocidio' in Rai e riecco il manganello di editori politicizzati"

Video "Dopo tanta solidarietà mi stavo annoiando, sono contento di essere tornato a come stavo prima: anche perché la solidarietà è ipocrita, non nascondiamolo: quindi hanno ricominciato a delegittimare Report". Così Sigfrido Ranucci nel suo intervento alla Camera alla presentazione del libro "Genocidio" di Rula Jebreal. Il giornalista ha raccontato delle pressioni subite quando ha voluto usare per la prima volta il termine genocidio in una trasmissione tv in Rai. E ha denunciato: "Con tutta una serie di leggi ci stanno consegnando all'oblio di Stato: in un contesto di guerra usano le bombe, in un contesto di pace usano le querele temerarie". Alle quali si aggiunge un'altra delegittimazione, quella che arriva da "editori di parte" o "politicizzati". L'allusione è al senatore "più assenteista di tutti", Antonio Angelucci, che possiede il Giornale, Libero e Il Tempo.

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Uso di riservisti ormai improvvisati, economia in grave crisi, conquiste sul terreno minime e sproporzionate ai costi, miglioramenti delle armi ucraine: così l’intelligence americana si è convinta, per una serie di ragioni tecnico-militari, e non politiche, che il dittatore russo non può vincere sul campo in Ucraina. E Trump ne è naturalmente al corrente