Castagnola: “Soli e viziati, giovani sempre più violenti. I genitori ritrovino l’autorevolezza”
I casi di violenza sessuale aumentati del 25% tra gli Under 18. L’avvocata: «Servono scuole aperte come in Francia e più centri sportivi di quartiere»
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Il padre di Giulia, la studentessa uccisa a 22 anni, ha affidato a questa lettera i suoi pensieri dopo la rinuncia dell’appello da parte del pg di Venezia
LAURA BERLINGHIERILa pronuncia della Corte d’Assise d’appello di Venezia dopo la rinuncia all’appello. Confermata l’aggravante della premeditazione
Video A un anno dal femminicidio di Giulia Cecchettin, gli studenti della Sapienza sono tornati a fare un minuto di rumore nelle aule universitarie per commemorarla. "La sua storia - dice una studentessa - così come quella di tante altre donne, ci ha obbligato a fermarci, a riflettere e a interrogarci sulle origini di questa tragedia. Il suo non è un caso isolato". "Bisogna educare le nuove generazioni al rispetto - ha aggiunto uno studente - dobbiamo sostenere chi ha il coraggio di denunciare e dire no alla violenza".
Il papà della ragazza uccisa: «L’istinto è cercare giustizia a oltranza, ma altri anni di processo sarebbero stati pesanti»
LAURA BERLINGHIERIVideo Anche gli studenti e le studentesse dell'università di Padova hanno voluto ricordare Giulia Cecchettin a un anno dalla sua morte con un minuto di rumore. Come si può vedere dal video pubblicato sulla pagina Instagram del sindacato studentesco Udu Padova, sono moltissimi i ragazzi e le ragazze che hanno voluto partecipare alla commemorazione. "Non vogliamo dimenticare. Continueremo a fare rumore per Giulia" scrivono nel post i membri del sindacato.
Video “Un minuto di rumore per Giulia”. A un anno dal femminicidio di Giulia Cecchettin gli studenti e le studentesse di Roma tornano a manifestare contro la violenza di genere. Alla Sapienza i giovani di Sinistra universitaria hanno riempito i cortili di Psicologia, Lettere e Scienze Politiche. I rappresentanti di Udu sono intervenuti anche nelle aule. Un minuto di rumore con chiavi, mani e borracce battute al corrimano delle scale anche nelle scuole superiori, dal Croce al Cavour, fino al Caravillani.
L’esperto di relazioni e conflitti: «L’alternativa così è il porno, dove si finiscono per assorbire modelli sessuali terribilmente misogini e l’idea del corpo femminile come un oggetto»
La giornalista e data analyst: «Non c’è solo la violenza: l’Italia è il paese europeo con il più basso tasso di occupazione femminile». Sui gruppi Facebook si continuava a condividere materiale «per essere parte del branco»
SOFIA PEGORAROLe testimonianze raccolte dal collettivo sul caso del gruppo Facebook nato per scambiare foto intime e commenti misogini: «La nostra missione è cercare di salvare gli uomini da se stessi»