Berlinale, l’Iran toglie il passaporto ai registi iraniani Maryam Moghaddam e Behtash Sanaeeha
Il Festival chiederà la libertà di movimento per gli autori del film in concorso Keyke mahboobe man
nadia ferrigoIl Festival chiederà la libertà di movimento per gli autori del film in concorso Keyke mahboobe man
nadia ferrigoNon si fermano le rivolte anti-regime. L’appello a scendere in piazza il 19 e 20 gennaio
Fabiana MagrìIn quattro mesi, oltre 500 uccisi, 15 condannati a morte. Ma Khamenei vuole di più
fabiana magrìIl divieto di studiare e l’hijab, l’arresto dei reporter: così si spegne l’indignazione del mondo
Francesca MannocchiGli agenti in borghese hanno sparato contro l'auto a bordo della quale viaggiava la piccola con la famiglia
La moglie e la figlia dirette a Dubai: costrette a scendere sull’isola di Kish. Per le autorità la donna aveva aggirato il divieto di partire
Teheran ai ribelli: «Presto toccherà a ciascuno di voi». Liberato il leader degli studenti, il cinema contro Khamenei: colpevole di tutti i mali
Fabiana MagrìVideo Attivisti hanno proiettato sulla facciata dell’ambasciata iraniana a Londra un video con le immagini di alcuni degli oltre 500 manifestanti uccisi in Iran dall’inizio delle proteste contro il regime. Il brano che accompagna le foto è Baraye, di Shervin Hajipour. La canzone, diventata l’inno delle proteste, è una ballata con la lista di almeno trenta motivi per cui manifestare contro il regime di Teheran: "Poter ballare nelle strade, per cambiare queste menti arrugginite, per gli studenti imprigionati", recitano alcuni versi. Nei giorni scorsi il governo ha iniziato a giustiziare alcuni manifestanti condannati a morte: due 23enni, Majidreza Rahnavard e Mohsen Shekari, sono stati impiccati in pubblico.
Annunciati altri 3 giorni di scioperi e cortei. Rivolta nel carcere di Karaj, un morto
Fabiana MagrìVideo “Non pregate, non leggete il Corano, ma suonate musica allegra”. Queste le ultime volontà espresse con coraggio dal 23enne manifestante iraniano Majidreza Rahnavard, con gli occhi già bendati e pochi istanti prima di essere impiccato. Quelle espresse da Rahnavard riflettono i desideri di tanti giovani iraniani che vivono sotto la tirannia teocratica degli Ayatollah contro cui è esplosa da mesi la rivolta dei giovani e non solo. La rivolta prosegue e il potere di Teheran ha deciso di usare il pugno duro: dopo l'impiccagione di Mohsen Shekari, l'8 dicembre, e di Majidreza Rahnavard, ieri, la magistratura ha dichiarato di aver emesso altre 11 condanne capitali contro altrettanti ragazzi scesi in strada per manifestare dopo la morte di Mahsa Amini. Un numero che secondo gli attivisti è inferiore a quello effettivo, valutato in almeno il doppio. Il pugno di ferro del regime di Teheran si è abbattuto anche su altri tre detenuti accusati di reati comuni.
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fabiana magrìIl governo ha impedito alla famiglia di Majidreza Rahnavard di celebrarne i funerali. Non è la prima volta che succede
L’artista iraniana esule a New York: «Nel 2009 il popolo sperava ancora nelle riforme ora spazzerà via tutto, perché sogna un Paese dove politica e religione siano separate»
FIAMMA ARDITISul canale Telegram del gruppo anche la foto di un 19enne con la schiena tumefatta. Ma per la polizia è un «suicidio»
Le adesioni all’appello lanciato da La Stampa quasi triplicate in 24 ore
Niccolò CarratelliNessuno può arrogarsi il diritto di togliere la vita ad un essere umano. Il governo italiano chiede a Teheran di mostrare segnali di moderazione
Antonio TajaniLa scrittrice: «Non è una protesta politica, la gente lotta per la propria esistenza. Il regime non può permettersi di cedere nemmeno un po’, per questo è così violento»
Francesca PaciLo denuncia la ong «Iran Human Rights»
Fabiana Magrì / tel avivCon le mani si copre il volto mentre esplode in un grido straziante e urla il nome del figlio Mohsen. La donna aspettava sue notizie fuori dal carcere dove il ragazzo era detenuto dal 25 settembre, arrestato durante la prima fase delle proteste innescate dall'uccisione di Mah
Video Le immagini pubblicate dal sito web della magistratura iraniana mostrano Mohsen Shekari in tribunale durante il suo processo a ottobre: prigioniero condannato per un crimine presumibilmente commesso durante le proteste in corso nel Paese. Il 23enne è stato giustiziato per aver ferito un membro di una forza paramilitare durante una protesta, hanno riferito l'autorità giudiziaria e l'agenzia di stampa iraniana Mizan Online. L'uomo è stato accusato di aver bloccato una strada e di aver attaccato un membro delle forze di sicurezza con un'arma da taglio a Teheran. Il suo nome sarebbe Mohsen Shekari. L'accusa sarebbe quella di "inimicizia contro Dio" e questa accusa comporta la pena di morte. Si tratta della prima esecuzione ufficiale legata al movimento di protesta che scuote l'Iran da quasi tre mesi, dalla morte della donna 22enne Mahsa Amini. L'ARTICOLO Iran, giustiziato Mohsen Shekari: chi è il primo manifestante condannato a morte dopo l'arresto per proteste
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