Yara Gambirasio, il trailer della docuserie di Netflix con l'intervista esclusiva a Massimo Bossetti

Video Cinque episodi, testimonianze, interviste, ricostruzioni e - si promette - materiali inediti. Dal 16 luglio va in onda su Netflix la docuserie "Il Caso Yara: Oltre Ogni Ragionevole Dubbio", che ripercorre la scomparsa e l'omicidio di Yara Gambirasio, la 13enne di Brembate Sopra, Bergamo, sparita nel nulla la sera del 13 novembre 2010 e ritrovata dopo due mesi morta in un campo di Chignolo Isola. Per il suo omicidio è stato condannato all'ergastolo in via definitiva Massimo Bossetti, il "muratore di Mapello", ed è proprio un'intervista a Bossetti uno degli inediti di questa serie sviluppata e diretta da Gianluca Neri, scritta da Carlo G. Gabardini, Gianluca Neri ed Elena Grillone, e prodotta da Quarantadue. Per la docuserie, spiega Netflix, "è stato attuato uno studio rigoroso e approfondito di tutti i 60 faldoni (60.000 pagine, oltre a centinaia di gigabyte di immagini, audio e video) dei documenti che compongono l'inchiesta. Un totale di migliaia di ore di materiale video visionato, che è stato poi sintetizzato in 118 minuti complessivi di reperti, recuperati da venti archivi diversi e integrati come parte fondamentale del racconto".

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il casoGianluigi NuzziNella pirotecnica sagra della revisione show, ultima moda con assassini certificati che chiedono di riaprire il loro processo, battendo il tamburo dell'innocenza presunta e della prova non vista, mancava solo lui, Alberto Stasi. Sì lo studente della Bocconi, oggi detenuto-centr

in breve

l’appello Spari a Palazzo Chigi 16 anni a Preiti In appello i giudici hanno confermato la condanna a 16 anni per Luigi Preiti, l’uomo che il 28 aprile del 2013 - nel giorno in cui l’allora neo presidente del Consiglio, Enrico Letta, giurava davanti al presidente della Repubblica - sparò da

Al setaccio i video di Brembate

BERGAMO Massimo Bossetti lo aveva raccontato davanti al gip che aveva disposto per lui il carcere: quel 26 novembre in cui Yara scomparve da Brembate di Sopra «si trovava a lavorare a Palazzago in un cantiere edile del cognato Mazzoleni Osvaldo - sintetizzava il giudice - e subito dopo il

PASSO FALSO DA CRISI DI CONSENSO

di ANDREA SARUBBI Da ministro della Giustizia, con Berlusconi presidente del Consiglio e in pieno caso Ruby, difendeva la presunzione di innocenza di un indagato anche dopo rinvii a giudizio; da ministro dell'Interno, in evidente ansia da prestazione, ha definito “efferato assassino” un uo