A trent’anni dall’omicidio che sconvolse l’Italia parla il fratello della vittima. «Per salvarsi ha fatto uccidere mio fratello, come mafioso e poi da pentito»
Riccardo Arena
L’ex procuratore capo di Torino: «Dalla Chiesa venne lasciato solo. Chiesi di andare a Palermo dopo i funerali per la strage di via D’Amelio»
L’ex magistrato: «Nel processo ha fatto luce sui rapporti tra Cosa Nostra, politica e istituzioni»
Ha scontato in tutto 25 anni di carcere. Terminati a fine maggio i 4 anni di libertà vigilata
RICCARDO ARENA
Adesso i fatti non interessano più, ci si chiede solo chi e perché ha voluto colpire la premier. La sinistra appare spaesata dopo che sono state annullate le informative di Piantedosi e Nordio
I fatti dell’anno che ci lasciamo alle spalle: la cattura del boss, il femminicidio della studentessa di Padova. E il caso Caivano, la strage di Brandizzo, l’alluvione in Emilia: dieci casi raccontati
Il post della discordia adesso non c’è più, perché don Izzo ha dovuto fare retromarcia in tutta fretta. Sulla pagina Facebook della parrocchia campeggia un altro messaggio, sintetico e di circostanza: «Il parroco chiede scusa a tutti per quanto accaduto»
Manuele Galletta
Le condizioni dell’ex boss mafioso, 61 anni, erano drasticamente peggiorate negli ultimi giorni. Non si è mai pentito
Anche Matteo "u siccu" ha fatto un passo indietro accettando l’erede che considerata per anni "degenerata nell’infimo"
Francesco La Licata
Nega di aver fatto parte di Cosa nostra, respinge le accuse di stragi e omicidi, specialmente quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito rapito, strangolato e sciolto nell'acido dopo 25 mesi di prigionia, smentisce di aver mai trafficato in droga («ero benestante, mio padre faceva
Il boss operato e ricoverato a L’Aquila. L’interrogatorio dopo il fermo: «Mi hanno preso per la mia malattia». Il legale: «Non può stare al 41 bis»
RICCARDO ARENA
Video Stefano Massini sceglie di raccontare al pubblico l’agghiacciante ricostruzione processuale del sequestro del dodicenne Giuseppe Di Matteo, rapito per ordine dei boss nel novembre 1993 ma ucciso quasi tre anni dopo, e sciolto nell’acido.
È un nuovo lavoro della street artist Laika: “Fuori dalla sua gabbia c’è una delle sue vittime che esulta per la sua cattura”
Esclusiva La Stampa.it. Ecco perché non può essere assolto il boss mafioso che «ha sulla coscienza numerosi delitti efferati»
GIACOMO GALEAZZI
Video "Non è una persona per cui possiamo avere troppa pietà. È uno che ha ammazzato tanto, ha sparso tanto sangue, ha ucciso tanti innocenti, il bimbo (il piccolo Giuseppe Di Matteo, ndr). Non credo che possa pentirsi, che abbia voglia di parlare". Lo ha detto il Vescovo emerito della Diocesi di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero, riferendosi a Matteo Messina Denaro, all'uscita della parrocchia di Campobello di Mazara, a pochi passi dal vicolo San Vito dove c'era il covo del boss, arrestato lunedì scorso. "Se non ci fossero state tante coperture, per affetto, amicizia o per paura, sarebbe stato arrestato prima. Ha vinto lo Stato, ora spero che vinca la nostra gente, che esca dalla situazione di paura. Usciamo nelle piazze ed esprimiamo la nostra soddisfazione, ma anche il nostro no alla mafia e a tutti i malavitosi. Chi sa, parli, perché potrebbe svelare fatti che possono giovare a tante indagini", ha aggiunto monsignor Mogavero visibilmente emozionato.
Servizio di Max Firreri
Decine di omicidi, venti ergastoli, le stragi del ’92-’93. Così Messina Denaro ha segnato la storia d’Italia
laura anello
Giuseppe era il figlio del pentito Santino Di Matteo: dopo quasi due anni di prigionia fu «giustiziato». E il corpo fatto sciogliere e sparire
Da tempo gli investigatori avevano capito che quella delle cliniche private era la pista giusta
giuseppe legato
Nessuna querela per paura. Maggioranza e opposizione unite: «Correzioni necessarie subito»
Giuseppe Salvaggiulo
il colloquioFrancesco la licataGaspare Mutolo è uno dei pentiti storici della mafia. Collabora con lo stato da quasi trent'anni e viene considerato una fonte attendibile, come si può leggere nelle motivazioni di molte sentenze importanti. È uno dei primi, a ridosso di Tommaso Buscetta e Totuccio Con