Rogoredo, difesa Mansouri: "Il teste ha ribadito che Cinturrino lo colpi' col martello"

Video "Cinturrino ha impiegato due mesi di detenzione per depositare una denuncia querela e dire che nel bosco di Rogoredo si spacciava: e quando lui era in servizio al commissariato Mecenate non lo sapeva che si spacciava? Gia' questo deve far pensare molto". Cosi' Debora Piazza, legale della famiglia Mansouri, durante una pausa dell'udienza dell'incidente probatorio sul caso di Carmelo Cinturrino, il poliziotto accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione ai danni di Abderrahim Mansouri, il pusher che ha ucciso vicino al boschetto di Rogoredo la sera del 26 gennaio. "Oggi abbiamo sentito il primo teste, ha finito poco fa", ha poi aggiunto l'avvocato: "E' una persona estremamente fragile, ha risposto bene a tutte le domande, come aveva fatto davanti al pubblico ministero. Ha detto che l'indagato lo ha colpito diverse volte con un martello, tant'e' vero che veniva soprannominato 'Luca il martello'".

Omicidio Rogoredo, la legale della famiglia di Mansouri: "Realta' agghiacciante"

Video Al Tribunale di Milano si e' conclusa oggi, con il rinvio dell'incidente probatorio, un'udienza riguardante il caso dell'omicidio di Rogoredo, che vede indagato l'assistente capo del commissariato di Mecenate Carmelo Cinturrino, con l'accusa di omicidio volontario premeditato, per aver sparato lo scorso 26 gennaio, al pusher 28enne Abderrahim Mansouri. Debora Piazza, legale della famiglia di Mansouri, ha dichiarato ai giornalisti: "Noi siamo molto soddisfatti perche' il giudice ha rigettato la questione di illegittimita' costituzionale sollevata dai difensori di Cinturrino e ha accolto la richiesta anche del pubblico ministero di rinviare l'incidente probatorio, perche' all'interno del fascicolo non erano presenti tutti gli atti. Il processo seguira' il suo corso il 10 aprile, dove verranno sentiti tutti i testimoni. Sono attendibili e non si conoscono tra di loro. Restituiscono una realta' agghiacciante: Cinturrino non agiva da solo".

Condannato a 12 anni per omicidio volontario l'ex assessore Adriatici

Video E' stato condannato a 12 anni Massimo Adriatici, l'ex assessore leghista alla Sicurezza di Voghera per l'omicidio volontario di Younes El Boussettaoui, il 39enne marocchino, ucciso con un colpo di pistola in piazza Meardi, nella cittadina pavese la sera del 20 luglio 2021. Oltre alla condanna a 12 anni per Massimo Adriatici, il giudice Luigi Riganti ha disposto oggi anche un risarcimento provvisionale di 380mila euro per i familiari della vittima. Novantamila euro a testa andranno ai genitori di Younes, 50mila euro a testa sono stati riconosciuti ai due fratelli e alle due sorelle della vittima. "Siamo felicissimi, ma non saremo davvero contenti sino a che non vedremo Adriatici entrare in carcere con le manette. Il risarcimento? un aspetto che in questo momento non ci interessa. Noi chiediamo solo che venga fatta giustizia per mio fratello", ha detto Bahija El Boussettaoui, la sorella della vittima, accompagnata dall'avvocato Debora Piazza.

Ucciso a vent'anni durante l'inseguimento della polizia: 23 minuti senza soccorsi

Video È la notte del 24 marzo 2016. Soufiane Ech Chafiy, vent’anni, assieme a due amici scappa a piedi al termine di un inseguimento in auto della polizia. Il ragazzo è stato già colpito alle spalle da un colpo di pistola esploso da un agente. Le immagini di una telecamera di videosorveglianza lo inquadrano alle 2.07 di notte: mentre gli altri fuggono il giovane si ferma, ferito, e torna indietro, forse per chiedere aiuto. Si alza e cade più volte fino a quando non rimane sull’asfalto. Si avvicinano i due agenti della pattuglia che lo illuminano con la torcia. Uno di loro urina a pochi passi da lui. I primi soccorsi arrivano alle 2.34: Soufiane morirà in ospedale alle 6 del mattino. Gli avvocati della sua famiglia, Debora Piazza e Marco Romagnoli, chiedono alla procura di Pavia di riaprire un caso che all’epoca venne archiviato in nove mesi e di indagare per omicidio volontario.