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I militari golpisti in Niger continuano a sfidare il blocco di Paesi dell'Africa occidentale, chiudendo le porte ad una delegazione dell'Ecowas diretta a Niamey per tentare un negoziato i cui spazi appaiono sempre più stretti. Con i golpisti del generale Tchiani che mettono radici al potere - sostituendo il premier e il capo della Guardia presidenziale - mentre gli Usa tentano un dialogo, con contatti tra l'amministrazione americana e alcuni responsabili del colpo di Stato che ha rovesciato il presidente Mohamed Bazoum. Dall'altra parte dell'oceano arriva intanto anche un nuovo allarme sul ruolo della Wagner con il segretario di Stato Antony Blinken che, pur escludendo un ruolo diretto di Mosca o degli uomini di Progozhin nella crisi nigerina, mette in guardia: «Stanno cercando di approfittare della situazione». Gli americani sottolineano comunque che «una mediazione è ancora possibile con la via diplomatica» e l'Ue ricorda che esistono spazi di negoziati fino a domani, quando l'Ecowas tornerà a riunirsi a Niamey dopo l'ultimatum scaduto domenica scorsa. I Paesi africani stanno prendendo tempo e la minaccia dell'uso della forza resta un'ultima opzione. «In questa fase non è previsto un intervento», ha fatto sapere una fonte dell'organizzazione, citata dall'Afp. «La diplomazia resta la via maestra», ha ribadito anche il presidente della Nigeria e dell'Ecowas, Bola Tinubu. Avvertendo però che «nessun opzione» è stata scartata. E quindi tenendo la pistola ancora sul tavolo. La risposta di Niamey è un muro. In una lettera indirizzata alla rappresentanza del blocco regionale nella capitale, il ministero degli Affari Esteri nigerino ha gelato i tentativi di negoziato, notificando che «l'attuale contesto di rabbia e rivolte della popolazione a seguito delle sanzioni imposte dall'Ecowas non consente di accogliere nella serenità e sicurezza richieste» la delegazione africana attesa in queste ore. Fra una porta chiusa all'Ecowas e tanti segnali contradditori, l'occidente resta in pressing. Anche dall'Italia il vice premier e ministro degli Affari esteri Antonio Tajani ha ribadito che «noi lavoriamo ad una soluzione diplomatica», escludendo un intervento. --