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il casoFrancesco MoscatelliGiù le mani dalle croci sulle vette delle Alpi (e degli Appennini). Il convegno organizzato giovedì all'università Cattolica di Milano per riflettere sui simboli religiosi in quota - e che si è concluso con una sostanziale convergenza dei tre relatori (monsignor Melchor José Sànchez de Toca y Almeda del dicastero delle Cause dei Santi, lo scrittore Marco Albino Ferrari in rappresentanza del Cai e il docente di diritto penale Marco Valentini) sulla necessità di preservare le croci esistenti, in quanto testimonianze significative di uno spaccato culturale, e sull'opportunità per motivi interculturali e paesaggistico-ambientali di non installarne di nuove - ha riportato i temi religioso-identitari nel vortice del dibattito politico italiano. Nulla di nuovo: la premier Giorgia Meloni nel 2019 fu protagonista di un video virale in cui sosteneva che fosse giusto esporre il crocefisso nelle aule di scuola (con buona pace della signora finlandese che vent'anni ad Abano Terme fa scatenò una battaglia giuridica per chiederne la rimozione) mentre solo pochi mesi fa, a Torino, il radicale Silvio Viale era pronto allo sciopero della fame pur di rimuovere quello presente in Sala Rossa. A colpire, questa volta, è stata la capillarità con cui il centrodestra si è mobilitato. Dai due vice-premier Matteo Salvini e Antonio Tajani in giù. Complice la campagna per le europee del 2024, e l'obiettivo di spostare sull'asse popolari-conservatori il baricentro delle istituzioni di Strasburgo e Bruxelles, ieri i crocefissi hanno monopolizzato i lanci delle agenzie di stampa. Tra chi chiedeva spiegazioni e chi accusava il Cai di voler far sparire qualunque croce dal Cervino in giù, dimostrando di essere più interessato al posizionamento politico che alla questione in sé. Uno dei primi a intervenire, dal congresso piemontese, è stato il segretario della Lega: «Dovrete passare sul mio corpo per togliere un solo crocifisso». E non poteva che essere così dato che fin dal celebre giuramento sul rosario del 2018 in piazza Duomo, scegliendo la parola «Credo» come slogan delle ultime politiche e facendosi fotografare spesso e volentieri con il tau francescano al collo, Matteo Salvini da tempo fa della religiosità un fatto anche politico. Per Forza Italia, quasi a voler bilanciare Salvini, parla via Twitter il coordinatore nazionale (nonché ministro degli Esteri) Antonio Tajani: «Da Roma a Berlino, da Parigi a Lisbona, troveremo sempre una croce». Anche dalle parti di Fratelli d'Italia, dove sempre in ottica voto europeo la competizione con il resto del centrodestra è già realtà, ci mettono poco a farsi sentire. La senatrice e sottosegretaria alla Difesa Isabella Rauti parla di «proposta insensata e inaccettabile». La ministra del Turismo Daniela Santanchè, invece, si definisce «basita». L'opposizione non si lascia sfuggire l'occasione per giocare di sponda. «Rientrata un'inutile polemica sulle croci collocate sulle nostre cime, dove stanno benissimo e continueranno a rimanere- dice Daniela Ruffino di Azione -, il ministro Santanchè torni a occuparsi di se stessa e del chiarimento atteso dal Parlamento sulle sue attività imprenditoriali. Mostrando magari la stessa sollecitudine messa sulle croci».A sera il Cai prova a raffreddare gli animi. «Non abbiamo mai trattato l'argomento delle croci in vetta in alcuna sede, tantomeno prendendo una posizione ufficiale» spiega il presidente del Club alpino Antonio Montani, scusandosi «personalmente» con il governo per l'equivoco, e dichiarando che non riuscirebbe a immaginarsi la cima del Cervino senza croce. Parole che non placano la voglia di dire la propria sulla questione. «Le croci non si toccano e continueranno a essere installate quando ve ne sarà occasione» rivendica il governatore della Lombardia Attilio Fontana. «Bene la smentita, anche perché molte croci ricordano i caduti italiani della Grande Guerra» aggiunge il suo ex collega di giunta Riccardo De Corato, oggi deputato di FdI. --© RIPRODUZIONE RISERVATA