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il raccontoAlberto SimoniCORRISPONDENTE DA WASHINGTONZelensky avverte di non guardare l'offensiva attraverso le lenti di «un film di Hollywood»; il suo primo ministro Denys Shmyhal chiede «pazienza». Sono le reazioni alle valutazioni filtrate da ambienti militari occidentali che la Cnn ieri mattina ha rilanciato con enfasi, «la controffensiva - dicono le fonti - non sta rispettando le aspettative». Già da qualche giorno si rumoreggia negli ambienti vicini al Pentagono sulle difficoltà ucraine, sono elementi fattuali a far dire ad alcuni analisti che i piani stanno andando a rilento poiché i russi hanno disseminato di mine il percorso, rafforzato le linee difensive e condotto operazioni con missili e aerei da impedire quelle vittorie roboanti o quantomeno limpide che magari lo spirito hollywoodiano vorrebbe vedere. In un report dell'Hudson Institute si parla di «difficoltà a conquistare terreno» da parte ucraina. La 47esima brigata meccanizzata, una di quelle formate di recente e che ha avuto un addestramento speciale, ha subito perdite importanti di veicoli Bradley e carri Leopard 2. Quello che viene sottolineato è che dinanzi a una fase di rallentamento, i russi sono stati in grado di condurre controffensive aeree. Alla Cbs un alto funzionario Usa ha detto che «la resistenza russa è più forte del previsto». A livello di ministri della Difesa alleati ci si confronta, la consapevolezza che la controffensiva sarebbe stata difficile e piena di incognite era ben nota, ma si sarebbe deciso di tirare una prima valutazione seria ai primi di luglio. Non ci sono cambi di approccio o di strategia in vista, la convinzione è che sarà comunque una battaglia aspra e lunga, il timore è quello di uno stallo. A Washington regnano due approcci: quello pragmatico incarnato dal generale Mark Milley, capo degli Stati Maggiori Riuniti ormai prossimo al congedo, che ripete che difficilmente ci sarà una fine del conflitto o una svolta decisiva entro fine anno; e quello di Blinken. Il segretario di Stato pochi giorni fa ha ribadito la necessità del successo della controffensiva per spingere la Russia a un tavolo negoziale con Kiev in posizione più solida. Molte aspettative Washington le pone su 36mila uomini divisi in 9 brigate addestrate - fra Germania, Spagna, e Regno Unito - a entrare in battaglia. Delle avanguardie sono già attive, ma sarà il grosso di queste truppe ucraine a poter incidere sulle sorti del conflitto. Il momento è delicato e questi 36mila ucraini sono stati addestrati a tecniche di combattimento in "stile Nato", capaci di operare in contesti diversi e di muoversi in modo integrato sfruttando le potenzialità di tutti gli armamenti a disposizione. In particolare a queste unità è stato insegnato come combattere «all'attacco» e non solo «in difesa», e questo le renderebbe più adattabili al contesto del conflitto in corso e degli obiettivi da raggiungere. Ovvero la liberazione di quanto territorio possibile dalla presenza russa. Un dato viene rimarcato per evidenziare quanto la Nato confidi in queste brigate: sono dotate di visori notturni e l'operabilità di notte garantita anche da Bradley e Leopard - secondo gli strateghi Usa - potrebbe garantire un elemento di forza e superiorità rispetto ai russi che hanno invece visori obsoleti e meno performanti.Benché quindi la controffensiva si snodi lentamente, a Washington non è tempo di eccessive preoccupazioni. Nei giorni scorsi tuttavia il Washington Post sottolineava la necessità - per ragioni politiche - di vedere una svolta al più presto. I dubbi sulla tenuta di una coalizione capace di versare nelle casse ucraine oltre 50 miliardi di aiuti in armi (e almeno altrettanti sotto forma di sostegno economico) ogni tanto fanno capolino, soprattutto alla luce di un anno, il 2024, elettorale sia in Europa sia negli Stati Uniti.E intanto, sempre alla Cnn, l'ex presidente Usa Barack Obama ha difeso la reazione che America ed Europa ebbero all'invasione della Crimea da parte di Mosca, nel 2014: «C'è una ragione per cui all'epoca non ci fu un'invasione armata della Crimea: perché era piena di un sacco di persone che parlavano russo e che simpatizzavano con la Russia», ha sottolineato. «Io e la cancelliera Merkel abbiamo risposto a Putin con gli strumenti che avevamo», ha aggiunto, ricordando che «molti Paesi europei non volevano imporre le sanzioni contro Mosca». Una esternazione che ha fatto infuriare il consigliere del presidente ucraino Zelensky, Mykahilo Podolyak: «Se il Sig. Obama afferma che l'annessione della Crimea da parte della Russia era legale e giustificata, non dobbiamo stupirci se oggi c'è un'aggressione russa su larga scala in Europa». La diplomazia Usa continua intanto a tessere la tela per isolare la Russia. Jake Sullivan, consigliere per la Sicurezza nazionale, è atteso in Danimarca per un meeting sull'Ucraina - organizzato da Kiev - cui sono stati invitati anche India, Sud Africa e Brasile. Resta poi la grande incognita cinese. Ieri il New York Times ha rivelato che un'azienda cinese controllata dallo Stato, la Poly Technologies ha consegnato polvere da sparo a un'azienda in Russia. Valore della commessa: due miliardi di dollari. --© RIPRODUZIONE RISERVATA