«Noi, fermati dall'Italia Il blocco uccide vite umane e il diritto internazionale»
Riccardo ArenaLa Louise Michel ferma in porto, a Lampedusa, è in gabbia come un leone, anzi come una leonessa, dato che la nave dell'organizzazione non governativa finanziata dall'artista Banksy prende il nome da una quanto mai combattiva femminista francese di fine '800: l'equipaggio si sente prigioniero, anche se i singoli componenti sono liberi di muoversi sulla terraferma. L'unica imposizione a loro carico è di non prendere di nuovo il mare con la Louise Michel. Non si danno pace, i responsabili del progetto voluto da Banksy, che ha riconvertito (e fatto ridipingere secondo il suo caratteristico stile) un natante della Marina francese per le missioni umanitarie nel Mediterraneo: donne e uomini a bordo sono preoccupati più per il fatto di non poter continuare i salvataggi in mare che dalle possibili conseguenze amministrative o penali (anche la Procura di Agrigento ha aperto un fascicolo di indagine) per il blocco imposto, sin da sabato mattina, dalla Guardia costiera italiana. Per un anno circa, dall'inizio dell'esperienza voluta dall'estroso artista britannico, settembre 2019, la Louise Michel, per scelta dello stesso Banksy, era stata capitanata da Pia Klemp, attivista antifascista che - spiegano però dalla Ong - non fa più parte del progetto dal 2020. Tedesca come Carola Rackete - la capitana che forzò il blocco con la Sea Watch, entrando in porto con i migranti appena salvati a bordo, proprio a Lampedusa - la Klemp ha passato la mano ma ora la Ong comunque non violerà il blocco. Così come, anche senza la comandante Klemp, la Louise Michel non ha mai interrotto la propria attività, spiega Jonathan Work, portavoce del progetto. «Il blocco - dice Work - è scattato ieri mattina (sabato, ndr), all'arrivo in porto. Ancora formalmente abbiamo ricevuto solo alcuni documenti per giustificarlo, il resto verrà consegnato domattina (oggi, ndr) e allora avremo le idee più chiare, circa le contestazioni che ci vengono mosse». Intralcio alle operazioni di soccorso e mancata osservanza delle disposizioni impartite, afferma la Guardia costiera: dovevate andare a Trapani, siete andati verso Lampedusa, dove avete effettuato altri soccorsi. «Non posso entrare nel merito delle singole contestazioni, su cui ci difenderemo nelle sedi opportune, però, a noi la situazione appare chiara». In che senso? «Sabato abbiamo effettuato quattro salvataggi e poi ci hanno fermati, una volta entrati nel porto di Lampedusa la Guardia costiera ci ha imposto di non muoverci più dal molo. Il nostro unico proposito era ed è salvare vite umane: oggi (ieri, ndr) c'erano altri interventi da fare, nello specchio di mare di fronte a Lampedusa, ma non avevamo il permesso di andare. È questo il nostro vero rammarico». La Guardia costiera parla di ostacolo alle operazioni ufficiali di salvataggio. «Ma proprio la Guardia costiera non ci ha aiutato nelle operazioni di salvataggio, non ha risposto a Frontex: volevano solo mandarci verso Trapani, quando c'era ancora tanto da fare attorno a Lampedusa. Noi non facciamo nulla di sbagliato, non abbiamo violato il diritto internazionale. Rispettiamo il blocco che ci è stato imposto, ma quando potremo riprendere, ripartiremo e non ci fermeremo». Ritiene che ci sia stato un approccio burocratico o ideologico, da parte delle autorità italiane? «Io ritengo che questo genere di blocco uccida il diritto internazionale, questo provvedimento mira solo a prevenire l'arrivo di quelli che qui vengono chiamati clandestini». Cosa pensa della politica del governo italiano sulle migrazioni? «È molto chiaro, che il governo, con questi decreti e con i provvedimenti che ne conseguono, voglia combattere le migrazioni e gli arrivi in Italia da parte di gente disperata. Mi sembra altrettanto chiaro pure che si tratti di una scelta e di una precisa volontà politica. Ma noi vogliamo solo salvare vite nel Mediterraneo, dove le persone sono più in difficoltà, pensiamo di essere dalla parte giusta e non abbiamo niente da temere. Stiamo seguendo e osservando le regole del diritto del mare e internazionale, non abbiamo violato alcuna regola». --© RIPRODUZIONE RISERVATA