Senza Titolo

il casoFrancesco Olivo /ROMAMentre va in scena il Consiglio europeo, sullo sfondo si giocano partite meno appariscenti ma decisive per l'Italia. Il Pnrr è quella più urgente, i balneari quella più intricata. Il ministro per gli Affari Ue Raffaele Fitto, che ha accompagnato a Bruxelles Giorgia Meloni, ha incontrato ieri nella capitale belga il commissario all'Economia Paolo Gentiloni. Sul tavolo c'è la terza rata del Piano, un assegno da 19 miliardi. L'Italia è indietro sugli obiettivi, bisogna raggiungerne 13 entro la prossima settimana, e secondo una ricostruzione del Sole 24 ore, finora ne sono stati centrati solo 5. Nel colloquio Fitto ha ribadito la richiesta italiana di flessibilità nell'utilizzo dei fondi, con la motivazione delle condizioni oggettive molto diverse: l'inflazione, il costo delle materie prime e dell'energia. Su questo la Commissione è attenta, ma richiede molto rigore: le ricadute degli aumenti sui singoli progetti vanno dimostrate. Gli uffici tecnici dell'esecutivo di Bruxelles stanno poi portando avanti le verifiche sugli obiettivi di dicembre 2022, un controllo che continuerà fino al 31 marzo (un mese in più rispetto ai tempi stabiliti). «Il colloquio - dice una nota di Palazzo Chigi - si è poi incentrato sulle prospettive di integrazione al Pnrr italiano alla luce delle possibilità offerte dal RePowerEu». Un'operazione, quest'ultima, sulla quale Fitto fa molto affidamento, insieme a quella di spostare alcuni progetti dai fondi del Pnrr a quelli ordinari di Coesione(con una scadenza meno rigida) che però sono regolati da altre norme. Da fonti governative si spiega che si è trattato di un incontro interlocutorio. L'Italia d'altronde deve ancora scoprire tutte le sue carte, utile in questo senso sarà l'incontro tra l'esecutivo e i partiti di maggioranza previsto per martedì prossimo: non è escluso che il governo possa presentare i propri emendamenti al testo in discussione in Commissione bilancio della Camera. Il Parlamento europeo, intanto, sottolinea i rischi sull'utilizzo dei fondi. In particolare, il timore è che i sistemi di controllo delle autorità nazionali «siano soggetti a errori e a volte inaffidabili» e che «possano attirare abusi e frodi da parte della criminalità organizzata». L'altra partita che si gioca a Bruxelles (oltre che a Roma) è quella dei balneari. La Commissione non vuole più rinvii: le gare per le concessioni dei lidi vanno fatte. Il governo lo sa, anche l'ala dura dei partiti ne è ormai cosciente. Il governo deve ancora trovare un ministro che assuma le deleghe, visto la rinuncia della titolare del Turismo Daniela Santanchè (per ragioni di conflitto di interesse) e quella di Fitto, già occupato con il Pnrr e inviso alle categorie. La competenza dovrebbe finire al ministro del Mare Nello Musumeci o al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. Poi verrà aperto un tavolo con enti locale e associazioni per stabilire i criteri della mappatura delle spiagge. Nel mezzo pende la sentenza della Corte di giustizia europea che il 20 aprile potrebbe accelerare la necessità di svolgere le gare. --© RIPRODUZIONE RISERVATA