Orban terremota l'Europa «La guerra colpa dei burocrati Ue»
INVIATO A BRUXELLESIl decimo pacchetto di sanzioni Ue contro la Russia è andato a sbattere contro un muro di gomma. Sintetica. E su quel muro, nonostante gli abbracci e le belle parole che hanno accompagnato la visita della premier Giorgia Meloni a Varsavia, si sono scontrati anche gli interessi di Italia e Polonia. La prima che ha espresso le preoccupazioni delle proprie imprese per lo stop all'import di gomma sintetica da Mosca. La seconda che invece si è opposta ai correttivi introdotti per andare incontro alle richieste italiane. Per ripicca, Varsavia ha tenuto in ostaggio l'intero pacchetto di sanzioni.Ma contro i muri di gomma non ci si disintegra, si rimbalza. Per questo oggi gli ambasciatori dei 27 Paesi Ue si ritroveranno nuovamente per cercare di approvare in extremis una serie di misure restrittive pensate proprio per dare un segnale in occasione del primo anniversario dell'invasione russa in Ucraina. Per una volta, quindi, non è stato Viktor Orban a vestire i panni del guastafeste, anche perché l'Ungheria ha ottenuto tutto ciò che voleva: esclusione del settore del nucleare dalle sanzioni e rinnovo delle misure limitato a sei mesi e non a dodici, come richiesto da Varsavia.Ma il premier di Budapest non ha comunque perso l'occasione per criticare l'Unione europea, accusandola di pagare un prezzo economico eccessivo con le sanzioni perché «succube» degli Stati Uniti. Durante un evento del suo partito Fidesz, secondo quanto riportato dai media ungheresi, Orban avrebbe accusato «i burocrati di Bruxelles» e gli Usa di voler prolungare la guerra. Ma subito è arrivata una secca replica di Josep Borrell: «L'Ungheria - ha detto l'Alto Rappresentante - partecipa alla spesa per il sostegno militare all'Ucraina e ha sempre sostenuto le sanzioni, che vengono adottate all'unanimità». Il braccio di ferro sulla gomma sintetica russa va avanti da circa una settimana. La Russia esporta questo materiale per un valore di circa due miliardi di euro l'anno, di cui 700 milioni all'interno dell'Ue. L'Italia, che è un importatore, aveva subito espresso preoccupazioni sulle restrizioni. Secondo Roma, non ci sono certezze che questo bando possa effettivamente colpire l'economia russa. Al contrario c'è il timore di un impatto negativo sui prezzi del prodotto sul mercato Ue, con conseguenze per la competitività delle imprese, anche in relazione alla concorrenza extra-Ue. Per questo il governo - attraverso la diplomazia a Bruxelles - ha proposto una serie di correttivi: oltre a una rimodulazione delle restrizioni, l'Italia (sostenuta dalla Germania) ha anche chiesto di fare una valutazione dell'impatto di questa misura, sia per quanto riguarda i settori più colpiti, sia per quanto riguarda gli effetti sui singoli Paesi Ue. Il compromesso raggiunto era stato approvato dagli altri governi, che dunque erano pronti a dare il via libera al decimo pacchetto di sanzioni, giusto in tempo per l'anniversario dell'invasione. Tutti meno uno: quello di Varsavia. Secondo la Polonia (Paese esportatore di gomma sintetica), i paletti introdotti renderebbero inefficace la misura, per questo l'ambasciatore ha posto il veto sull'intero pacchetto. Ieri sera si sono subito attivati i canali diplomatici tra la Commissione e i Paesi coinvolti per cercare una mediazione. L'impressione raccolta a Bruxelles è che, trattandosi della Polonia e non dell'Ungheria, alla fine Varsavia potrebbe fare un passo indietro proprio per non rovinare la festa. Ma l'ultima parola arriverà soltanto questa mattina alle 10, quando i 27 ambasciatori Ue torneranno a sedersi attorno al tavolo per cercare l'intesa definitiva. Il governo di Budapest, sempre critico nei confronti delle sanzioni, questa volta ha rivendicato il fatto di non essere il responsabile dello stallo. Nei giorni scorsi era circolata notizia che l'Ungheria avesse chiesto la rimozione di quattro soggetti dalla lista delle persone sanzionate, ma il portavoce dell'esecutivo ha diffuso una nota per smentire formalmente le indiscrezioni pubblicate da Politico.eu. Zoltan Kovacs ha invece confermato che il governo ungherese si è opposto alla proposta di estendere la durata delle sanzioni a 12 mesi, anziché gli attuali 6, e anche al piano dei baltici e della Polonia per rendere più facile l'inserimento nella blacklist dei famigliari degli oligarchi. Entrambe le misure sono state effettivamente escluse dal decimo pacchetto, così come si è deciso di non includere nelle sanzioni il colosso russo del nucleare Rosatom (misura osteggiata non solo dall'Ungheria, ma anche da Francia e Bulgaria). Resta ancora fuori dalle sanzioni il commercio di diamanti: il Belgio continua a opporsi, ma anche la Commissioni avrebbe espresso dubbi perché intende prima coordinarsi con i partner del G7. --© RIPRODUZIONE RISERVATA