Prascorsano, sequestro villa: «Ora, però, aiutateci a gestirla»
Mauro Giubellini/ prascorsanoIl coraggio di Piero Rolando Perino, giovane sindaco del piccolo Comune altocanavesano, che martedì mattina davanti a telecamere e taccuini dei giornalisti ha dichiarato «Giustizia è fatta», riferendosi allo sgombero delle ville sequestrate nel 2016 e confiscate nel 2017 in via Villa a Domenico e Giuseppe Salvatore Racco, padre e figlio, legati alla 'ndrangheta, si scontra con un'altra realtà: come gestirle ora che sono passate tra i beni comunali?L'amministrazione di Cuorgnè in una identica situazione legata alla lussuosa villa che fu costruita e abitata da Giovanni Iaria si fece un clamoroso autogol d'immagine rifiutando di farsene carico (salvo poi tornare sui suoi passi) poiché la sacrosanta decisione di utilizzarla a fini sociali e solidaristici si scontrava con il costo complessivo di eventuali ristrutturazioni, cambio di destinazione d'uso, copertura dei costi di gestione. Piero Rolando Perino è stato chiaro e trasparente: «Sono stati ripristinati i livelli di legalità come già detto dal Prefetto di Torino. Non c'è modo migliore di definire la chiusura di questa vicenda. La situazione del bene confiscato era stagnante dal 2017 e riguardava una vicenda giudiziaria risalente al 2011. È normale per lo Stato italiano avere tempistiche non sempre rapidissime, ma siamo arrivati al compimento di un iter giudiziario cristallino. In un secondo momento, dato che il bene immobile è stato liberato, penseremo al suo riutilizzo a disposizione della collettività. Per ora è presto spingerci oltre ma vorremmo che ogni progetto sia supportato, anche economicamente, dalla Regione».Sono molte le anomalie: Domenico e Giuseppe Racco, considerati uomini di spicco della locale di Cuorgnè, hanno avuto tempo a scontare la pena e tornare a vivere coi familiari nelle loro abitazioni. Che erano in casa all'arrivo di polizia, carabinieri e vigili del fuoco.«Sono situazioni dovute a lungaggini giuridico burocratiche - ha detto il Prefetto di Torino, Raffaele Ruberto - Basta un ricorso a far slittare nel tempo l'esecuzione di un provvedimento di sgombero. È necessario che il legislatore fissi tempi certi e irrevocabili».In Piemonte solo un bene confiscato su quattro trova nuova destinazione. Prascorsano conta 700 abitanti e farsi carico di un nuovo bene immobiliare pesa sulle anemiche casse comunali.Intanto i riflettori della Direzione distrettuale antimafia s'accendono nuovamente sul Canavese ed il motivo lo spiega proprio il Prefetto di Torino: «Un modello di sviluppo virtuoso del territorio è andato in crisi e in quel vuoto si è infilata l'imprenditoria legata alle cosche». --