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ivreaRicomporre la lacerazione subita dalle vittime, uscire dalla logica dicotomica col carnefice, superare il concetto unicamente giudiziario di giustizia, che si misura, troppo spesso, solo in anni di carcere. Sono alcuni degli obiettivi della giustizia riparativa. L'incontro organizzato per giovedì 24 novembre all'Auditorium Mozart di Ivrea con Agnese Moro (figlia di Aldo), Adriana Faranda (ex brigatista) e padre Guido Bertagna, però, sta facendo rumore anche fuori dal Canavese. Più che altro per la decisione del Comune di Ivrea di non concedere il patrocinio e dunque, gratuitamente, il teatro Giacosa all'iniziativa. Attacca il circolo di Ivrea e Cascinette del Pd insieme alla Conferenza delle donne democratiche: «Non ci soffermiamo se è stato giusto o meno negare un finanziamento, ma dello sbaglio a non averlo "fatto proprio" divulgandolo a tutte le cittadine e i cittadini, soprattutto fra i più giovani, per il grande pensiero che sta dentro al "percorso del perdono" voluto da queste due donne. Un importante contributo per la Città di Ivrea, noi riteniamo, per la conoscenza e comprensione di uno straordinario percorso umano, lontano da pregiudizi, etichette e ideologie, che le ha portate a sedersi dopo anni, l'una accanto all'altra, e a raccontare come sia possibile una "giustizia delle relazioni" che vada oltre "l'evento reato". A tutto questo la Città di Ivrea è stata capace di dire no! E, prima di tutto come donne, poi come cittadine e come cittadini, ne siamo addolorati!».Il sindaco Stefano Sertoli spiega così la decisione dell'amministrazione: «Ferma restando la grandissima importanza del concetto di giustizia riparativa, argomento sul quale bisogna continuare a lavorare tutti insieme, non abbiamo ritenuto di concedere il patrocinio e l'utilizzo del teatro civico (di proprietà del Comune, quindi di un'istituzione) per una persona che, durante la sua attività di terrorista ha sempre visto le istituzioni ed i suoi rappresentanti come bersagli da eliminare, senza poi essersene mai pentita. Nessun impedimento, e ci mancherebbe, allo svolgimento dell'incontro, con un grande plauso alla signora Moro, figlia del presidente rapito e ucciso dai brigatisti, ma senza il patrocinio ed il contributo finanziario dell'ente pubblico».Cadigia Perini e Alberto Corino di Unione popolare, mettono l'accento su un'altra questione: «Vediamo la città di Ivrea patrocinare il festival letterario su Salvator Gotta, fervido fascista, autore delle parole dell'inno trionfale del Partito Nazionale fascista "Giovinezza". Ma la destra a Ivrea evidentemente preferisce un fervente fascista, un iscritto al Pnf che partecipò alla marcia su Roma, a due donne che hanno deciso di testimoniare il loro percorso di incontro». --