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ROMADi fronte al terremoto provocato da Silvio Berlusconi, il capogruppo dei senatori di Fratelli d'Italia, Luca Ciriani, ha soprattutto un timore e prima di rientrare nel suo ufficio, parlando con la Stampa, ripete per tre volte il concetto: «Ho paura si disperda l'entusiasmo e la spinta che avevamo incassato il 25 settembre. Ora la fiducia è ancora intatta, la gente ci ha dato credito, ma non abusiamo della pazienza degli italiani».Chiede quindi di accelerare. O almeno si aggrappa a questa speranza: «Domenica mattina - dice - mi auguro ci sia il giuramento del governo». Ogni ora in più che passa senza un accordo, d'altronde, aumenta i rischi che gravano sulla tenuta della coalizione. Non c'è solo la questione degli audio filo-putinani del Cav. Il tentativo di Berlusconi di ritrattare quanto detto prima su Putin e poi su Zelensky, era qualcosa di «doveroso», allarga le braccia Ciriani: «Mi aspettavo quella rettifica, ma non capisco - aggiunge gettando un occhio al cielo - chi o cosa spinga Berlusconi a dire queste cose. E se siano volontarie o involontarie». Non è un dubbio da poco. La fiducia è evidentemente incrinata e per ricostruirla, se si vorrà ricostruire, ci vorrà del tempo. Il leader di Forza Italia, così, si è trasformato non solo in una spina nel fianco di Meloni, ma anche in una fonte di imbarazzo per i futuri partner di governo: «Berlusconi fa male a se stesso, si danneggia da solo. L'opinione pubblica - scommette Ciriani - non apprezza certe uscite. La linea di politica estera non può essere messa in discussione. Dovremmo invece pensare alle difficoltà economiche e più in generale ai problemi del Paese». E l'opinione pubblica - sottolinea il presidente dei senatori di FdI - apprezza ancora meno «il continuo battibecco interno» all'alleanza di centrodestra. «La gente è stanca di questo tira e molla su qualunque cosa. Ci parliamo addosso da trenta giorni su cose che non esistono». Di fondo, però, c'è una certezza: «Tolta questa melina intorno ai ministeri, anche Forza Italia avrà interesse a far funzionare le cose». Insomma, il governo, una volta nato, nonostante tutte le difficoltà del parto, «non credo avrà più questo genere di fibrillazioni».Completare il mosaico del prossimo esecutivo, con tutti i tasselli al loro posto, però, non si sta rivelando un'operazione semplice. Dopo le uscite di Berlusconi, le opposizioni hanno messo nel mirino il papabile ministro degli Esteri Antonio Tajani, coordinatore di Forza Italia, e la stessa Meloni ha chiesto ai futuri ministri un certificato di europeismo e atlantismo. Ciriani getta acqua sul fuoco: «Credo i ministri lo siano già tutti. Non c'è bisogno di verifiche dei curriculum». Soprattutto nel caso di Tajani: «Ci sono dichiarazioni pubbliche ribadite mille volte, in decine di occasioni. Nessuno può essere così avventuroso e irresponsabile da pensare di staccare l'Italia dal contesto europeo e occidentale nel quale è innestata». Si può avere un ruolo «più forte in certi contesti, in altri meno, e andare a testa alta, senza essere necessariamente dei passa carte, ma non si può immaginare un'Italia fuori dal blocco europeo e atlantico». Anni fa, ricorda Ciriani, ai tempi del governo Berlusconi, «Putin poteva essere considerato un partner affidabile, e anzi si spingeva la Russia a occidentalizzarsi, ma dopo l'invasione dell'Ucraina è tutto finito, si è scavato un solco incolmabile». Queste sono le coordinate immutabili del Paese. Il resto? «Inutili scaramucce». F. CAP. --© RIPRODUZIONE RISERVATA