San Giusto, sgomberata la villa del boss della 'ndrangheta

san giusto canaveseUn blitz condotto da carabinieri e polizia, all'alba di mercoledì 7 settembre, ha permesso lo sgombero della villa in via Cardinale della Lanze, a San Giusto Canavese, già appartenuta a Giuseppe Fazari, condannato per associazione di stampo mafioso, considerato il padrino della locale di San Giusto, e sottoposta a confisca nel 2015. Ma finora non era stato possibile portare a termine l'iter. L'immobile era occupato da due persone. L'operazione dei carabinieri si è risolta senza tensioni: la moglie e figlio dell'ex proprietario, infatti, non hanno opposto resistenza. Fazari era stato condannato a otto anni e otto mesi di reclusione, pena ridotta a 8 anni in appello e confermata dalla Cassazione nel 2015. Ha già espiato la pena. Soddisfazione per il buon esito dell'operazione è stata subito espressa dalla sindaca Giosi Boggio e dalla referente di Libera Piemonte, l'associazione contro le mafie, Josè Fava: ora è l'Agenzia nazionale dei beni confiscati alla mafia ad averne il possesso con finalità di utilizzo sociali. Come già è avvenuto per la villa -bunker appartenuta al boss del narcotraffico internazionale Nicola Assisi, arrestato in Brasile nel 2018, con il figlio maggiore Patrick, dopo una lunga latitanza dorata, l'ex residenza di Fazari sarà destinata ad attività nel campo dell'assistenza a i minori, oppure a persone con disagi psicologici, mentre Libera Piemonte dovrebbe svolgere attività di sensibilizzazione.In via di assegnazione anche un appartamento, situato in un complesso residenziale in vicolo San Marco, confiscato definitivamente nel 2019, che era appartenuto a un condannato per reati legati al traffico di droga. Nel corso di un incontro svoltosi in Prefettura a Torino, l'amministrazione comunale aveva offerto la sua disponibilità alla gestione del bene. Intanto Josè Fava, ricorda «che lo scorso 19 luglio, trentesimo anniversario della strage di via D'Amelio, è stato approvato in Consiglio Regionale del Piemonte l'ordine del giorno dei consiglieri Diego Sarno e Domenico Rossi che propone strumenti efficaci e fondi necessari per il riutilizzo sociale dei beni confiscati. Un ordine del giorno che riprende molti dei punti proposti da Libera Piemonte e dall'Università degli Studi di Torino ed elaborati nel percorso Beni in rete. Crediamo che sia un importante passo avanti nel percorso complesso di riutilizzo sociale dei beni confiscati e nel sostegno degli enti pubblici e del terzo settore, che auspichiamo porti il Piemonte ad aumentare la percentuale di beni restituiti alla collettività». L'ordine del giorno prevede la pubblicazione annuale del bando, impegnando una somma non inferiore ai 450.000 euro già previsti per il 2022 e il 2023, un accordo con le Prefetture per estendere anche agli enti del terzo settore l'accesso ai fondi, oggi previsto solo per gli enti locali, il l riconoscimento della priorità, nell'attribuzione di fondi nei bandi regionali, a progetti che si svolgeranno all'interno dei beni confiscati, la previsione, nell'offerta formativa agli amministratori, di una socializzazione di strumenti dell'intercomunalità, della co-progettazione e dell'amministrazione condivisa come buone pratiche per garantire una migliore gestione dei beni confiscati, attivando anche una cabina di regia regionale. In Canavese gli immobili confiscati alla 'ndrangheta sono 26, a cui vanno aggiunte tre ditte: una ad Agliè, un bar a Volpiano ed un'altra e Salassa. Di questi solo cinque sono stati riutilizzati finora. «Un dato non certo confortante: - aggiunge Fava - l'assegnazione dei beni confiscati in base alle legge 196 del 1996, dovrebbe essere una priorità, poiché indicatore della vittoria dello Stato sulle mafie. Invece la percentuale di assegnazione è solo del 20%». --Lydia Massia