Torrente corto e secco: Arpa stoppa la nuova centrale

Simona Bombonato/ SETTIMO VITTONEStop alla centrale idroelettrica sul Chiussuma. Progetto sospeso. Dopo quattro ore di conferenza di servizi online, Città metropolitana ha messo a verbale l'analisi di Arpa che chiude (forse definitivamente) la questione. Il motivo: la nuova derivazione andrebbe a stravolgere l'habitat dell'ecosistema, cambiando volto a questo che è un torrente lungo appena 7 chilometri, già in secca 8 mesi l'anno. Che la centrale avrebbe voluto incanalare per più di metà. Tecnicamente si dice che il torrente presenta uno Stato ecologico elevato e come tale non è compatibile con nuove canalizzazioni (se non a uso idropotabile), in quanto queste rischierebbero di farlo scomparire. Un sospiro di sollievo per Legambiente, Slow food, produttori di Carema doc, e per i Comuni di Settimo e Carema, contrari alla centrale e già partiti in queste settimane con la presentazione delle osservazioni. Facce scure, invece, per la ditta Idroelettrica Valle dei mulini di Brescia, la società proponente. Finita qui? Forse. La ditta ha dieci giorni di tempo per presentare le osservazioni, ipotesi non da escludersi nella misura in cui in sede di conferenza di servizi è emerso che il Chiussuma è classificato a Stato ecologico elevato da Arpa, che sulla morfologia fluviale ha persino un portale in chiaro (Gemma Geodatabase). Al contrario, il Piano di tutela del territorio (Pta) della Regione lo inserisce tra i corsi d'acqua a Stato ecologico "buono". In fase preliminare, Idroelettrica ha fatto riferimento a questa seconda classificazione. «Abbiamo tirato un sospiro di sollievo - ha detto la sindaca di Settimo Vittone, Sabrina Noro - eravamo preparati a ben altro. Ma Arpa è stata chiara. Meglio così». Il progetto sospeso parlava di un nuovo impianto idroelettrico con derivazione sul torrente Chiussuma con una presa media di circa 90 l/s a un'altitudine di 1267 m s.l.m. Il rilascio era previsto tra le frazioni di Airale e Torre Daniele utilizzando una canalizzazione di 55 cm di diametro per un salto di 967 metri. L'acqua sarebbe stata incanalata per 4 km, cioè per più della metà del percorso dell'intero torrente che si sviluppa invece su 7,1 km complessivi. «Che bella notizia, nel no al progetto c'è quello che dicevamo noi, bene»: Nevio Perna, referente Legambiente Circolo Dora Baltea aveva condiviso due osservazioni. Una congiunta con il Comitato tutela fiumi e Legambiente Tavo Burat di Biella, l'altra con Slow food che a Carema, interessata dal progetto per l'impatto che la centrale avrebbe avuto su due derivazioni di acqua potabile e una terza di Smat, ha da alcuni anni un proprio presidio. «Il progetto in oggetto è l'ennesimo presentato da questa ditta sul territorio della nostra regione. Nonostante un capitale sociale di soli 10.000 euro, la ditta presenta più proposte progettuali che richiedono ingenti risorse per la loro realizzazione (milioni di euro) su ogni torrente o ruscello ove sia presente un salto e ancora qualche portata da sfruttare». --