Moratti: «Non fermo la Lombardia La sfida è resistere in zona bianca»

il colloquioChiara Baldi / MILANODa giorni il suo è il nome più pronunciato negli ambienti della politica, romana e non solo, come probabile candidata al Quirinale. Eppure lei, Letizia Moratti, vicepresidentessa di Regione Lombardia, non sembra curarsene troppo. La sua priorità, dice, resta la sanità lombarda: «La zona bianca per la Lombardia è un elemento psicologico importante che fa capire che il piano vaccinale serve e funziona». Ciò nonostante ieri, a Palazzo Lombardia, per il tradizionale saluto natalizio del presidente Fontana e della giunta, gli occhi di giornalisti, telecamere e fotografi, erano tutti per lei. Che all'appuntamento - al solito elegantissima con il vezzo di una mascherina nera attaccata a una catenella d'oro con pietre colorate coordinate ad orecchini e anello - è arrivata con qualche minuto di ritardo, proprio dopo il discorso di Fontana, per attirare il meno possibile l'attenzione su di sé. Inutilmente. Il pranzo «segreto» con Meloni? «Era così segreto che lo abbiamo fatto di giorno, in un ristorante davanti alla Camera», risponde l'assessora lombarda al Welfare. E aggiunge: «Regione Lombardia è un impegno significativo, importantissimo, al quale tengo molto e a cui sto dedicando tutta me stessa». E allora perché incontrare Giorgia Meloni, leader del principale partito di centrodestra, Fratelli d'Italia? «Ho normalmente incontri con diversi leader della maggioranza e dell'opposizione per parlare di sanità e di Lombardia». Niente Quirinale dunque, ma se proprio deve fare un nome, Moratti ne ha in mente uno e uno solo: «Credo che per il centrodestra l'unico candidato sia il presidente Berlusconi», che giovedì parteciperà con Matteo Salvini e Giorgia Meloni, al vertice convocato d'urgenza dopo la notizia dell'incontro tra la vicepresidentessa lombarda con la Numero Uno di Fratelli d'Italia. Sul suo futuro, tuttavia, Moratti non ha alcun dubbio, sebbene precisi di «pensare al presente»: all'orizzonte c'è solo la Lombardia «dove c'è una situazione di zona bianca, con i contagi che crescono ma con i ricoveri ancora sotto controllo». Eppure, a portarle un saluto natalizio appare anche Vittorio Sgarbi, che commenta con lei alcuni articoli usciti a proposito del suo nome circolato per il Quirinale - «hai letto quello sul Domani di Carlo De Benedetti? Pessimo, ma tu invece saresti una figura perfetta», le dice il critico d'arte - e l'assessora all'Istruzione Melania Rizzoli. Moratti sorride, ringrazia, si ritrae e non commenta, consapevole che la sua eventuale salita al Colle ha bisogno soprattutto del voto dei delegati regionali: 58 in tutto, di cui 33 del centrodestra, che così conterebbe 450 grandi elettori (contro i 420 del centrosinistra e Movimento Cinque Stelle a cui vanno aggiunti 25 delegati locali). E anche perché sa che l'altra partita che la vede impegnata è quella per la presidenza di Regione Lombardia: quando a gennaio 2021 è stata invitata da Berlusconi e Salvini a accettare il posto dell'ex assessore Giulio Gallera, sul piatto venne messa anche la sua candidatura per il 2023 (una novità visto che nelle ultime tornate elettorale il candidato presidente era stato espresso sempre dalla Lega). Ma ora questa posizione è contesa con l'attuale assessore allo Sviluppo Economico, il (giorgettiano) leghista Guido Guidesi. La «priorità» di Moratti resta tuttavia la campagna vaccinale in Lombardia come sfida per mantenere la zona bianca. «L'equilibrio è difficile da raggiungere: da una parte - spiega - dobbiamo accelerare con le terze dosi, e dall'altra dobbiamo portare a vaccinare chi non ha ancora completato il ciclo vaccinale o chi ha ancora solo la prima dose. Siamo davvero molto impegnati su questi fronti. In più, dobbiamo mantenere un altro equilibrio, quello non facile tra i ricoveri Covid e quelli non Covid per far sì che gli ospedali possano continuare il loro lavoro anche nei pronto soccorso. Per me è un lavoro quotidiano che richiede molto impegno». La sfida della sanità lombarda, spiega, è attualmente su tre fronti diversi: «Sostenere i numeri ragguardevoli delle vaccinazioni, che sono più di 100 mila al giorno; curare i pazienti Covid che in numero crescente stanno affluendo negli ospedali lombardi, dal primo dicembre abbiamo registrato un aumento del 42 per cento e, infine, di recuperare le prestazioni ambulatoriali e chirurgiche che si sono fisiologicamente ridotte a causa della pandemia». I contagi continuano però a salire: ieri si sono registrati, nella sola regione, 8.292 nuovi positivi a fronte di 203.314 tamponi, con un aumento di 50 persone ricoverate e altri 17 decessi. La Lombardia con questi numeri può ancora continuare a sperare nella zona bianca? Per Moratti sì perché «la zona bianca è un effetto della fiducia nei confronti del piano vaccinale ed è un effetto psicologico da non sottovalutare, soprattutto per le attività produttive, che possono continuare a lavorare. Rimanere in bianco - specifica - vuol dire che il nostro piano di somministrazione dei vaccini funziona». Per questo, per l'assessora al Welfare al momento non c'è alcun bisogno di tamponi per i vaccinati: «Non ci sembra un'opzione sul tavolo. Anche perché noi qui in Lombardia tracciamo tutti i tamponi (in realtà solo quelli molecolari, ndr), è così che abbiamo scoperto la variante Omicron. E proprio questa, dal tracciamento, ci risulta essere in aumento». Nonostante questo, però, per Moratti non è ancora arrivato il momento di imporre le mascherine obbligatorie all'aperto, come in zona gialla. «Credo che i sindaci abbiano già messo in conto la possibilità che se la situazione peggiora andranno rese obbligatorie, ma servirà in ogni caso una ordinanza nazionale. Noi come Lombardia ci adatteremo alla disposizione nazionale». --© RIPRODUZIONE RISERVATA