Il racconto dei soccorritori «Sui corpi ferite aperte e ustioni da carburante»
le storieFabio Albanese/TRAPANIAlle 5 del pomeriggio, al molo Ronciglio del porto di Trapani ci sono due navi: una è la Sea-Eye4, l'imbarcazione più grande dell'omonima Ong di Ratisbona, con il suo affollato carico di migranti, 847 alla fine ne hanno contati i soccorritori che li hanno presi a bordo tra martedì e giovedì della scorsa settimana, in 7 diverse operazioni; l'altra è l'enorme traghetto Gnv Azzurra, una delle due navi-quarantena che il Viminale ha fatto arrivare a Trapani per accogliere questa enorme folla di disperati. In mezzo, forze dell'ordine, Croce Rossa, operatori dell'Unhcr e di Save the Children, Caritas. Centinaia di persone per favorire e rendere quanto più ordinato e sicuro il trasbordo degli adulti dalla nave umanitaria tedesca, arrivata nel primo pomeriggio a Trapani dopo che i responsabili di Sea-Eye avevano chiesto più volte, e inutilmente, il "Pos", il porto sicuro, a Malta visto che i soccorsi erano stati effettuati tra le Sar, le zone di ricerca e soccorso, di responsabilità della Valletta e della Libia. Ma Malta non ha mai risposto, al punto che ancora ieri, mentre la Sea-Eye4 stava entrando in porto 18 ore dopo aver ottenuto il "porto di destinazione" (non un Pos) dall'Italia, il presidente dell'Ong, Gordon Isler, accusava: «Siamo sgomenti per il fatto che il rifiuto di Malta a prestare assistenza ci abbia lasciati in una situazione eccezionale. Gli Stati europei dovrebbero ammonirla affinché assicuri che il Centro di coordinamento soccorsi in mare della Valletta risponda nuovamente alle richieste di emergenza e coordini gli interventi». Rincara la dose il sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida: «Faccio un esempio, se io faccio accordi con Malta per fare business e invece Malta rispetto a questa vicenda non dimostra un attimo di generosità, mi aspetto che il governo tiri i remi in barca». Ma tutto questo per ora è il passato. E nemmeno la polemica politica riesplosa a Roma sembra arrivare tra questa umanità fatta di uomini e donne che in Libia hanno subìto violenze e torture, che mostrano ferite e ustioni e che ora dal ponte della nave esultano e cantano per la gioia: «Italia, Italia!», continuano a ripetere mentre cominciano le operazioni di sbarco. Lunghe, complesse, delicate, per i controlli anti-Covid, per i tanti minori a bordo, circa 170, molti "non accompagnati" e con la corsia preferenziale di poter essere subito accolti in una struttura specializzata. Ci sono anche 53 donne, almeno due incinte. Arrivano da Paesi africani martoriati da guerre o siccità o gravi crisi economiche o dittature: Togo, Mali, Nigeria, Somalia, Costa d'Avorio, Guinea Conakry, Egitto. «Qualcuno ha ustioni da carburante - dice il medico dell'Asp di Trapani, Antonio Sparaco, nel visitare le prime persone scese - altri hanno ferite aperte forse dovute al trasbordo». I primi a sbarcare sono stati i bambini, molti avevano in mano un palloncino donato dai volontari della Caritas, poi i ragazzi più grandi, molti scalzi. Poi tutti gli altri, si andrà avanti per ore, anche oggi, con una seconda nave-quarantena, la Snav Adriatico, davanti al porto in attesa di dare il cambio alla Azzurra. Più giù, a sud di Lampedusa, un'altra nave Ong aspetta. È la Ocean Viking di Sos Mediterranée che, dopo aver effettuato con la Guardia costiera tre "evacuazioni mediche", ha a bordo 306 persone recuperate la scorsa settimana con tre diverse operazioni. «Con il peggioramento meteo - dicono dalla nave - ci aspettiamo un peggioramento delle condizioni di salute dei naufraghi che aspettano un porto sicuro». --© RIPRODUZIONE RISERVATA