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CHIVASSO Erano stati condannati per estorsione con aggravante del metodo mafioso, ma ora i fratelli Domenico e Francesco Gioffrè, 35 e 38 anni, arrestati nel 2017 nell'ambito dell'operazione Panamera, torneranno in sede di appello. La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi dei legali dei due, residenti a Chivasso. Erano infatti stati assolti dall'accusa di aver appiccato il fuoco a otto autovetture all'interno della concessionaria Autovip di Chivasso e in appello dal conseguente reato di estorsione per averlo costretto «a concedere loro il servizio di pulitura di autovetture attraverso Vins autolavaggio, a loro riconducibile», revocando così l'incarico a un'impresa di Verolengo. Fatto, quest'ultimo per cui erano stati condannati dal Gup e assolti in appello. La Suprema corte ha rinviato le carte anche per l'estorsione al proprietario dell'autolavaggio di Verolengo a cui, con sentenza confermata in appello, era stato intimato con metodo mafioso di non accettare più incarichi da Autovip. La Cassazione ha accolto il ricorso degli avvocati Antonino Napoli e Giuseppe Germanò del foro di Palmi, che sostenevano l'illogicità della decisione su questi motivi, mentre l'ha respinta per tutto il resto.I fratelli Gioffrè sono originari di Amato di Taurianova e legati da vincoli di parentela con i Gioffrè di Seminara, essendo i nipoti del defunto Vincenzo Domenico Gioffrè (detto Ringo) e cugini dei Gioffrè imputati nel processo «Artemisia». I due erano stati arrestati nel 2017 nel corso di una lunga indagine condotta dai carabinieri del nucleo operativo di Chivasso cominciata nel 2013 contro alcune persone ritenute affiliate alla 'ndrangheta a cui venivano contestati, a vario titolo, oltre al delitto di associazione a delinquere di stampo mafioso diversi reati: tentato omicidio, lesioni personali, estorsioni, danneggiamenti, traffico di droga, porto e detenzione di armi ed altro aggravati dal metodo mafioso. In sede di rito abbreviato il giudice, accogliendo le argomentazioni degli avvocati Napoli e Germanò, aveva ritenuto insussistente l'associazione mafiosa.Il gruppo di persone di cui avrebbero fatto parte i due Gioffrè, ad avviso dei giudici, non avrebbe goduto di fama criminale e di conseguenza non avrebbe potuto generare la forza di intimidazione tipica delle locali di 'ndrangheta. La Corte di Appello aveva rigettato il ricorso della Procura contro l'assoluzione per il reato associativo e, di contro, aveva condannato i due fratelli Gioffrè per i delitti di estorsione aggravata dal metodo mafioso ed il solo Francesco per armi. La Corte di Cassazione ha anche accolto il ricorso del Procuratore Generale contro l'assoluzione della Corte di Appello di Torino per gli imputati Antonio Guerra e Luciano Ilacqua per il reato di estorsione aggravata ai danni di Antonio Piperato, ed Antonio Guerra per il reato intestazione fittizia. I ricorrenti erano, oltre al Procuratore Generale ed ai due fratelli Gioffrè, Antonio Guerra, Francesco Grosso, Francesco Ilacqua e Luciano Ilacqua. Nel processo Panamera si erano costiuiti parte civile Chivasso, Leinì e Settimo Torinese. --lydia massia