E Salvini ritorna a chiedere il siluramento di Speranza
il casoROMANon gli ha mai risparmiato critiche dure ma adesso l'attacco frontale di Matteo Salvini al ministro della Salute Roberto Speranza, capofila di quello che la Lega definisce il «partito della chiusura», è arrivato a un punto di non ritorno. «Non è all'altezza del suo compito», dicono nella Lega. Il capo del Carroccio di fatto chiede le sue dimissioni. E questo nonostante il premier abbia detto pubblicamente e allo stesso Salvini di aver voluto Speranza nel suo governo perché lo stima molto. Ma l'ex ministro dell'Interno sta cercando di scavare un fossato attorno al responsabile della Sanità. Ieri è tornato ad attaccarlo, ricordando che il 22 ottobre del 2020 stava per andare in libreria il libro del ministro in cui spiegava agli italiani «perché guariremo». Libro provvidenzialmente bloccato con l'arrivo della seconda ondata di contagi e conseguenti chiusure. «Non so se altri ministri della Salute europei abbiamo avuto tempo libero per scrivere, spiegandoci che la sinistra aveva un'occasione storica, grazie alla pandemia, per affermare i suoi principi. Io penso che sia di una volgarità, di un'arroganza che non meritano commenti». A Palazzo Chigi smentiscono avvicendamenti al ministero della Salute, ma la spallata di Salvini diventa una cannonata grazie all'inchiesta della procura di Bergamo e l'indagine su Ranieri Guerra. «Spero che nessuno sia intoccabile», dice Claudio Borghi. «Se alle questioni politiche, dovessero aggiungersi quelle giudiziarie la situazione diventa imbarazzante. Noi abbiamo ritirato un viceministro (Rixi ndr) per degli scontrini e 150 euro che poi si risolto nel nulla. È interesse di Draghi pensarci bene», avverte Borghi. La battaglia tra il partito degli "aperturisti" e delle "chiusure" sta attraversando pericolosamente la maggioranza e il governo stesso. Salvini chiede aperture già ad aprile di alcune attività economiche, soprattutto di bar, ristoranti. Si fa interprete delle proteste degli operatori economici scesi in piazza. Ma il malumore di una parte consistente dell'opinione pubblica è crescente. La Lega lo cavalca, anche per non rimanere spiazzato a destra dalla concorrenza sempre più insidiosa di Giorgia Meloni. Ieri Salvini è arrivato a dire, durante la presentazione del libro di Corrado Ocone «Salute e libertà: un dilemma storico-filosofico», che lui avrebbe autorizzato la manifestazione e il corteo dei ristoratori e dei commercianti di IoApro. «Visto il clima, per come sono fatto, fossi stato ancora ministro ci sarei andato io direttamente in piazza, con i miei poliziotti». Salvini chiede di aprire prima di maggio laddove la situazione sanitaria e ospedaliera è sotto controllo, «e in alcune regioni italiane già oggi lo è». Il messaggio al premier Draghi è chiaro: «La cosa che non posso più tollerare da cittadino è la perdita di tempo, la vaghezza», sulle date per le riaperture. Poi l'attacco frontale al Pd «L'oggettivo criterio per età anagrafica è incontestabile. L'unica cosa che non posso immaginare è la proposta del Pd di riaprire quando saranno vaccinati i 60enni. Allora ditelo che se ne parla a settembre». Salvini azzarda un teorema, il sospetto che «qualcuno possa aver pensato di fare un'opera di riequilibrio sociale ed economico sulla base dell'emergenza pandemica perché le chiusure a qualcuno fanno molto male, ad altri molto meno. Non vorrei che qualcuno può avere convenienza a un prolungamento delle chiusure perché è una punizione a quel lavoro autonomo e reddito privato che non va bene a qualcuno per ideologia. Qualcuno magari potrebbe voler bastonare categorie sociali, economiche e professionali da rieducare». «Draghi non lo conoscevo, - aggiunge Salvini - c'è un rapporto personale che ovviamente tengo per me, ma è molto più franco, diretto e sorridente di quanto non si potesse pensare. Adesso aspetto che si traduca anche in decisioni concrete». -- A. L. M. © RIPRODUZIONE RISERVATA