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IvreaNella memoriadi un bambinoNe aveva scritto Ippolito Nievo nel suo romanzo storico (pubblicato postumo nel 1867) "Le confessioni di un italiano" (inizialmente titolato "Le confessioni di un ottuagenario" ). Naturalmente io non ne sapevo nulla; come avrei potuto? Avevo solo cinque anni. Fu a questa giovanissima età che vidi degli "Schiavoni", nella loro forma più concreta e sofferente, però anche di questo non avevo coscienza... Ma andiamo per ordine. Con schiavoni, dal latino medievale "sclavus" si definivano i prigionieri di guerra slavi (da cui anche "schiavo") che abitavano le coste e l'entroterra dell'Adriatico orientale, area un tempo nota come "Schiavonia", dunque essenzialmente le genti di lingua serbo-croata. Nel Medioevo e nei secoli successivi vi furono numerosi insediamenti di "schiavoni" in Italia (non ancora tale), con la creazione di varie Confraternite religiose. Fiorirono soprattutto in epoca successiva all'avanzata ottomana nei Balcani, quando frequenti erano le emigrazioni di Slavi balcanici, soprattutto dalmati, verso l'Italia. Nascevano come associazioni volte a garantire assistenza ai propri connazionali. Nella Serenissima Repubblica gli Schiavoni erano inquadrati nel dominio veneziano in Reggimenti che servivano nella flotta, con l'obbligo di fornire un dato numero di galee allo Stato e contingenti di truppe. Per la loro fedeltà e dedizione erano considerati i fedelissimi di San Marco. Anni dopo il professor Clapis, leggendoci ad alta voce pagine del Nievo, evidenziava l'alta statura, la potenza fisica, la fedeltà e l'indole guerresca di tali individui. Però, ripeto, io non sapevo nulla: avevo solo cinque anni. Eppure vidi, un giorno, apparire degli Schiavoni. Come fu? Era uno zio di mia mamma, con la sua famiglia, esule da Pola. La mia famiglia materna aveva radici a Lubiana, e i suoi rami s'erano estesi alla penisola d'Istria. Si materializzarono improvvisamente (io non conoscevo gli antefatti) di fronte ad un bambino, ed erano alti, forti, portavano sentori di mare, accenti inconsueti, usi e costumi italiani però diversi. Erano esuli da una patria divenuta improvvisamente ostile, che cercavano nella stessa patria, solo più ad ovest, un luogo in cui vivere, privi di ogni cosa. Non avvertii il loro dolore per aver perso tutto (come avrei potuto? Avevo solo cinque anni), anzi, fui felice di quella novità. Quei nuovi zii erano simpatici, il cugino mi confezionò con penne di gallina e carta un copricapo da pellerossa, per consolarmi di una ferita alla mano. Restarono per un po' con la nonna, poi riuscirono con volontà e determinazione a costruirsi una nuova e florida vita. Altri, meno fortunati, vissero per anni in campi profughi ricavati dai lager fascisti come la Risiera di San Sabba, praticamente ignorati dal governo italiano per non imbarazzare quello jugoslavo (cuscinetto fra noi e l'Unione Sovietica) e disprezzati dagli italiani che, dopo esser stati fascisti per vent'anni, ora accusavano quegli infelici della stessa colpa (talvolta a ragione, spesso a torto). Le ferite della guerra durarono a lungo...Ora Pola è un insieme di discoteche e spiagge turistiche, ed i vecchi che avrebbero potuto ricordare non ci sono più. Vidi per la prima volta questa città accompagnando mia mamma a trovare l'ultimo della famiglia rimasto lì: una casetta povera, uno scorcio di mare, una macchia di ginestre, un minuscolo pergolato d'uva...Questa fu la tragedia degli esuli slavi nella memoria di un bambino. Mario BeilettiIvreaMonopattini, regole stringenti La notizia della seconda persona morta a seguito di un incidente mentre circolava su un monopattino riporta nuovamente all'attenzione il tema della sicurezza stradale. Le forze giallorosse con un blitz avevano negli scorsi mesi approvato, in un decreto di natura finanziaria, una serie di norme che aprivano all'uso indiscriminato del mezzo solo per rispondere alle richieste dei propri elettori. Una situazione che aveva portato anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a biasimare l'uso dei decreti per materie non omogenee. Forza Italia insieme al centrodestra aveva già lanciato le sue proposte nella Commissione Trasporti di Montecitorio mentre era in discussione una riforma organica del codice della strada, affossata proprio da M5s, Pd e Iv. Mi domando quanti morti dovranno ancora esserci per mettere la parola fine alla giungla che ha creato la rincorsa elettorale a pacchetti di pseudo votanti? Forza Italia è l'unica forza politica ad oggi che ha chiesto la calendarizzazione di una sua proposta di legge per la mobilità elettrica in Commissione. È l'ennesimo tentativo di dare regole certe ad una mobilità debole, perché mette seriamente a rischio l'incolumità dei conducenti. Continuano ad arrivarci segnalazioni che stiano aumentando a dismisura anche gli infortuni per chi utilizza il monopattino come mezzo di trasporto: si traduce in maggiori costi per la sanità pubblica e per le nostre strutture sanitarie che già sono messe in crisi dalla pandemia. È necessario mettere mano alle norme del codice della strada in modo organico, senza preconcetti ma anche abbandonando certa ideologia becera. L'obbligo dell'utilizzo del casco e del giubbotto catarifrangente, la riduzione della velocità massima consentita e il divieto di sosta sui marciapiedi sono alcuni elementi imprescindibili se voglia venire incontro alla richiesta di norme lanciata dal sindaco Bucci in occasione del tragico evento. Roberto RossoParlamentare e vicecoordinatore regionale FiIvreaScuola sicura,misure urgentiLettera aperta al Governatore Alberto Cirio. Le organizzazioni sindacali Flc Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals-Confsal, Fgu Gilda Unams, Anief, Anp, Dirigentiscuola di. s. conf. regionali del Piemonte, riunite per valutare un'azione congiunta per la tutela della salute e della sicurezza nelle scuole e per la riuscita del progetto "Scuola sicura", ritengono necessario che si provveda a una migliore e capillare comunicazione riguardo al progetto a cura della Regione e dell'Ufficio Scolastico, anche tramite conferenze di servizio, con invito ai dirigenti scolastici a mettere in campo opportune iniziative di sensibilizzazione.Che vengano rafforzati tutti i provvedimenti e i passaggi organizzativi che rendano il progetto accessibile (mappa e implementazione degli hot spot, anche presso le scuole, ampliamento delle fasce orarie, prenotazione diretta da parte degli interessati, facilitazioni al personale della scuola attraverso permessi dedicati).L'ampliamento del contact tracing con l'attuazione dello screening a cura dei SISP non solo nelle classi seconde e terze della scuola secondaria di primo grado, ma in tutte le classi in cui si rilevano casi di positività. La comunicazione e la diffusione tempestive, ad intervalli regolari e pianificati, (ogni 15 giorni) dei dati raccolti nei diversi monitoraggi.Il rafforzamento delle dotazioni per le protezioni individuali e collettive (mascherine FFP2), a partire dai docenti della scuola dell'infanzia e dai docenti di sostegno delle scuole di ogni ordine e grado, con spesa a carico della regione.L'attenzione e la considerazione delle singole specificità evidenziate dalle Autonomie Scolastiche.L'attenzione al trasporto scolastico e al suo ulteriore potenziamento nonché l'istituzione di steward sui mezzi di trasporto, il controllo alle fermate per evitare assembramenti, l'istituzione di presidi sanitari presso le scuole. Sulla campagna vaccinale del personale della scuola. Riconoscendo il valore di ogni azione a tutela della salute e sicurezza, i responsabili regionali delle OO.SS. esprimono il sostegno al progetto "Scuola sicura" aderendo anche in prima persona alla campagna di screening.