Dal Quirinale arriva l'appello per un Paese giusto e solidale

il retroscenaUgo Magri / ROMAPuò suonare strano che, tra le onorificenze concesse ieri, non ce ne sia alcuna legata al Covid. Sergio Mattarella ha premiato 36 combattenti in prima linea nella guerra alle discriminazioni, alle diseguaglianze, alle mafie, ai crimini ambientali, alle tossicodipendenze, alle violenze contro le donne; si è ricordato di chi ha trascorso una vita sul fronte della solidarietà, nella trincea dell'inclusione sociale, a sostegno dei disabili, dei pazienti oncologici, dei bimbi affetti da patologie rare; dalla lista dei riconoscimenti sono rimasti fuori i grandi eroi di questa pandemia, tutti coloro che hanno rischiato la vita (e spesso l'hanno sacrificata) per soccorrere i malati, provare a curarli, garantire sempre e comunque i servizi essenziali. Non è stata una dimenticanza, però, ma una scelta meditata: proprio a loro Mattarella dedicherà gran parte del messaggio televisivo che andrà in onda domani sera alle 20,30 subito dopo i tigì.Ascolteremo un discorso sul dramma collettivo vissuto nel 2020, sulle enormi sofferenze che l'hanno accompagnato. Il presidente loderà lo spirito con cui l'Italia ha saputo fronteggiare il virus e, nel rievocare i momenti più tragici, darà il giusto merito a medici, infermieri e operatori sanitari. Poi Mattarella guarderà al futuro. Parlerà dei vaccini, della speranza che rappresentano, di come si debba avere fiducia nella scienza, dell'importanza che tutti ne possano beneficiare in ogni angolo del pianeta. Segnalerà lo sforzo gigantesco compiuto dall'Europa, finalmente all'altezza dei suoi ideali, con i mille miliardi di euro messi globalmente sul tappeto per risollevare le famiglie e le imprese. Insisterà sull'importanza di presentare in fretta (e bene) il piano nazionale per il Recovery Fund: guai se perdessimo un'occasione che mai più si presenterà.Insomma: da quanto anticipano al Quirinale, il 97 per cento del breve messaggio di fine anno si rivolgerà ai cosiddetti comuni cittadini e parlerà di loro, com'è in fondo tradizione fin dai tempi di Luigi Einaudi. Solo il rimanente 3 per cento avrà come destinatari i palazzi della politica, dove da settimane l'interesse converge sulle minacce di crisi e sui potenziali rimedi. Come si esprimerà Mattarella al riguardo, è un segreto gelosamente custodito dal Quirinale. Dove ribadiscono che nulla è cambiato nelle ultime ore, e la posizione del Colle rimane quella illustrata nei contatti con i vari leader, Matteo Renzi compreso: il capo dello Stato non ha la bacchetta magica, guai a illudersi che possa (o voglia) evitare nuove elezioni fino al punto di mettere in campo un «suo» governo. Fa testo a riguardo quanto ha appena scritto il costituzionalista Paolo Armaroli in un libro («Conte e Mattarella», Edizioni La Vela) molto bene accolto al Quirinale: il presidente «sa quali sono le sue prerogative, ma sa anche quali sono le sue Colonne d'Ercole che non intende superare per nessuna ragione al mondo: si direbbe», esemplifica Armaroli, «che ha orrore dei governi partoriti sul Colle». Un «orrore» moltiplicato dalla pessima accoglienza ricevuta nel 2018, quando per superare lo stallo del dopo-elezioni Mattarella puntò su Carlo Cottarelli: il nome era autorevole, eppure i partiti lo lasciarono solo. Pensare che voglia concedere il bis sarebbe abbastanza strano. --© RIPRODUZIONE RISERVATA