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Francesco Grignetti / ROMA Il governo decide quali sono le regioni finite nella zona rossa; e le Regioni non ci stanno perché vogliono capire meglio come si prendono certe decisioni, perciò pretendono come minimo che anche i tecnici regionali siedano al tavolo degli scienziati. Il governo stabilisce poi che dalle 22 ci sarà un coprifuoco nazionale, ma per il resto toccherà agli enti locali decidere chi e come chiudere in più; e le Regioni di nuovo non ci stanno, chiedendo «misure che siano omogenee in tutto il territorio nazionale» perché altrimenti «passa il concetto che si rincorre il virus». A sera, dopo l'ennesima giornata di discussioni accese, anche tra Governatori, il muro contro muro prende la forma di una lettera ufficiale delle Regioni al governo. La firma Stefano Bonaccini, il presidente dell'Emilia-Romagna, nella veste di presidente della Conferenza delle Regioni e Province autonome. Bonaccini da tre giorni è positivo al Covid, è in isolamento, ha più di qualche problema con la respirazione, ma si dimostra combattivo come al solito. La lettera segna un nuovo strappo, nonostante tante promesse di collaborazione, e la discreta regia del Quirinale. I Governatori hanno infatti una serie di istanze da portare avanti, il cui costo economico non è indifferente, e certamente avrà fatto drizzare i capelli al ministro dell'Economia. Nell'ordine: fissare per legge l'ammontare delle risorse, ma anche le modalità e i tempi di erogazione, destinati al famoso ristoro delle attività economiche che hanno subito limitazioni o chiusure; sospensione delle tasse per il 2020 e il 2021 a favore delle stesse attività economiche; norme e soldi per l'estensione dei congedi parentali per tutti i lavoratori dipendenti, che siano pubblici o privati, alle prese con i figli a casa; infine un contributo di pari peso per i lavoratori autonomi. I Governatori si rendono conto di chiedere molto. Ma sottolineano: «È assolutamente indispensabile dare certezze al fine di scongiurare un effetto depressivo e conseguenti problemi sociali, assicurando la contemporaneità delle misure di contenimento dell'epidemia con quelle di sostegno alle categorie economiche e sociali colpite». Si torna anche sulla scuola, perché si valuti la didattica a distanza per elementari e medie. Ci sono poi richieste minori, quali la necessità di lasciare aperte le cartolerie, i negozi per l'igiene della persona e della casa, gli articoli per animali. La valanga di richieste lanciata sul tavolo del premier permette al centrodestra, preponderante a livello di enti locali, di gridare allo scandalo di un governo che continua a decidere da solo. E puntuale si alza la voce di Matteo Salvini: «Il governo ci ascolti, invece di prendere in giro sindaci e governatori». Ma alzare la voce con palazzo Chigi fa ritrovare ai Governatori anche una linea comune, perché per tutto il giorno è andata in scena invece una rottura trasversale tra gli amministratori del Nord-Ovest, vedi Attilio Fontana e Alberto Cirio, ma anche il sindaco Beppe Sala, che devono dichiarare il lockdown nei loro territori e avrebbero tanto voluto che fosse il governo di Giuseppe Conte a prendersi questo onere, e tutti gli altri, dove non si è arrivati a questo punto, e sono molto più interessati al percorso delle decisioni future. Che ovviamente li preoccupano. Per questo la lettera dei Governatori si apre con un grido di dolore: «Le disposizioni comprimono ed esautorano il ruolo e i compiti delle Regioni e delle Province autonome». Per dirla con le parole di Giovanni Toti, la situazione sanitaria in Liguria «non è un mare in tempesta, credo anche grazie alle misure di contenimento che abbiamo applicato e al lavoro di tracciamento. Per l'inserimento nelle fasce di rischio della Regione, il confronto sarà vivace e lungo». -© RIPRODUZIONE RISERVATA