L'ira del Carroccio: «Guarda caso avviene poco prima del voto»

il retroscena Amedeo La Mattina / ROMA Una bomba in casa del Carroccio a dieci giorni dal voto alle regionali del 20 e 21 settembre. Proprio adesso che la Lega e tutto il centrodestra stanno macinando consensi in una Regione come la Toscana considerata inespugnabile fino a poco tempo fa, ma ora è in bilico grazie alla candidatura della leghista Susanna Ceccardi. E mentre c'è un testa a testa in Puglia. Matteo Salvini non ha alcun dubbio che si tratti di una entrata a gamba tesa della magistratura in un momento politicamente delicatissimo. Un modo per condizionare l'esito del voto, di una competizione che potrebbe decidersi sul filo di lana e cambiare le sorti dello stesso governo guidato da Giuseppe Conte. Molte le bocce cucite, quasi tutti in giro in campagna elettorale. La notizia piomba nella tarda serata e non c'è neanche il tempo di sentire il capo, stabilire una linea comune. D'istinto parla Stefano Candiani, ex sottosegretario all'Interno nel governo gialloverde e stratto collaboratore di Salvini. «Non conosco le carte processuali, non conosco le motivazioni che stanno alla base degli arresti domiciliari di Manzoni e Di Rubba. Scillieri - precisa Candiani - non so nemmeno chi sia. Ma ci sono delle stranezze. Perché dopo sei mesi vengono messi ai domiciliari, guarda caso a pochi giorni dalle elezioni? Perché hanno aspettato tutto questo tempo per un provvedimento del genere se temevano la fuga o l'inquinamento delle prove?».Candiani aggiunge che in queste decisioni della magistratura ci sono tante cose che non quadrano, «è tutto molto curioso, proprio nel rush finale della campagna elettorale». Insomma siamo alla solita tesi della giustizia ad orologeria? «Io faccio delle constatazioni: in sei mesi potevano inquinare le prove e scappare. Se i magistrati non l'hanno fatto. Allora significa che hanno altri elementi tutti nuovi. Altrimenti i domiciliari sono ingiustificati. Se l'avessero beccato un altro reato si potrebbe forse capire, ma così? Domani capiremo meglio. In tutto questo ci vedo tanta incoerenza ma allo stesso tempo coerenza rispetto al momento elettorale».Non cambiano i toni di Riccardo Rixi, ex viceministro delle Infrastrutture, che ha sulla questione giustizia ha un nervo scoperto per via di una condanna in primo grado per le cosiddette spese pazze in Regione Liguria. «Guarda caso accade sempre in campagna elettorale per tentare di farti fuori, a 10 giorni dal voto. Non potevano aspettare il 22 o emettere Opel provvedimento un mese fa?». Rixi dice di non meravigliarsi più di nulla in questo Paese: «Soprattutto dopo il caso Palamara che ha messo in evidenza in quali mani sta la politica. E certamente non sta nelle nostre mani». L'esponente del Carroccio fa notare che ci sono Regioni in bilico e la tempistica sarebbe «perfetta per favorire una parte politica che oggi è al governo, ma non è una novità: è come se l'arbitro fischi un rigore inesistente al novantesimo minuto». Insomma non crede che la giustizia in Italia sia «super partes». Secondo Rixi «la politica è costantemente sotto ricatto». «Chiamiamo le cose con il loro nome, ricatto». --© RIPRODUZIONE RISERVATA