Ex birrificio in pericolo «È a rischio crollo» Tre famiglie isolate
Mauro Giubellini/ borgofranco d'ivreaUn pezzo di storia si sta sbriciolando. Lentamente ma inesorabilmente. La storica ex birrificio, un tempo fiore all'occhiello del paese, sta cadendo a pezzi. L'ultimo segnale, forte e chiaro, dell'avanzare inarrestabile del degrado è giunto nella notte tra giovedì e venerdì scorso quando una porzione di tetto (legno, tegole e calcinacci) è piombato a terra da un'altezza di quasi dieci metri. Poche ore prima era transitata una comitiva di pellegrini che percorrevano la via Francigena.Il giorno successivo i tecnici dei vigili del fuoco sono stati chiarissimi e irremovibili: hanno imposto ai proprietari dell'immenso immobile una perizia statica da redigersi in tempi brevi, hanno chiuso al traffico pedonale e veicolare un'intera via, hanno bloccato i lavori di ristrutturazione di un immobile collegato al perimetro dell'ex polo produttivo. E tre famiglie che abitano (e non è una battuta di spirito) alla fine di via del Buon Umore sono di fatto isolate. E di buon umore proprio non sono. Impossibile uscire o raggiungere le rispettive abitazioni con l'automobile. Teoricamente neppure a piedi. Salvo passare per i campi. Una patata bollente nelle mani del sindaco di Borgofranco, Fausto Francisca, che da giorni medita, si confronta, ragiona, fantastica una soluzione. Che sia, se non definitiva, almeno efficace.«Il nostro sogno sarebbe quello di un completo recupero architettonico e funzionale dell'intera area che confina con i Balmetti, zona a vocazione turistica e unica nel suo genere - spiega con la meticolosità e la precisione di un vecchio cronista il sindaco Francisca - Abbiamo due strumenti da usare: il Piano regolatore e le ordinanze. Col primo si è impedito che la ex birrificio possa ospitare attività industriali e imprenditoriali che possano ledere il contesto turistico bensì abbraccino imprese declinate all'artigianato di qualità, alle eccellenze enogastronomiche, alle attività scolastiche. Il secondo strumento sono le ordinanze con le quali possiamo imporre ai proprietari di mettere in sicurezza l'edificio. Se tale invito venisse disatteso ad occuparsene direttamente sarà il Comune che si rivarrà delle spese sostenute sulla proprietà».I titolari della parte di edificio a rischio, il geometra Michele Gallo e Maria Teresa Giacasso, sono in evidente difficoltà: per ottemperare alle disposizioni dei vigili del fuoco, ovvero «alleggerire la struttura» a partire dalla ciminiera a rischio crollo comporta una spesa notevole difficilmente compensabile, anche affittando i locali a uso magazzino. --