I sindacati in piazza «Fermate l'incubo dei licenziamenti»
Roberto Giovannini / ROMA Lo scenario, nell'era dell'emergenza coronavirus, è molto diverso da quello delle tradizionali manifestazioni dei metalmeccanici: una piazza del Popolo inondata dal sole accoglie un migliaio di militanti e delegati sindacali seduti su sedie accuratamente distanziate. Siamo alla manifestazione nazionale "Cento vertenze" promossa dai sindacati di categoria dei metalmeccanici Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil per denunciare la situazione che riguarda migliaia di lavoratori di oltre 150 aziende manifatturiere, che erano già in crisi prima dell'emergenza, e che adesso rischiano letteralmente il posto. Almeno 80mila dipendenti di aziende che erano già in crisi, ma sono 300mila quelli che lavorano in imprese in difficoltà per colpa del Covid-19. E sullo sfondo, c'è il giorno X che potrebbe far deflagrare la situazione: da lunedì 17 agosto, a meno di decisioni diverse del governo, le aziende italiane potranno tornare a licenziare. Ai lavoratori, delegazioni provenienti dalle fabbriche in crisi come Arcelor Mittal, Whirlpool, ex Embraco e Jabil, hanno parlato dal palco i leader delle tre organizzazioni. «Chiediamo di essere parte delle scelte politiche e industriali di questo Paese, il governo non parla più con noi e non si può continuare con lo slogan "andrà tutto bene" con i licenziamenti sul tavolo», dice la leader Fiom Francesca Re David. Marco Bentivogli - numero uno della Fim-Cisl in uscita - chiede «un cambio di passo», perché altrimenti si rischia «uno degli autunni più terribili della nostra storia». Per Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, «Il governo immagina un mondo diverso da quello reale, fatto di lavoratori in cassa integrazione o che rischiano di perdere il posto di lavoro, che sopportano i problemi sulle loro spalle e vivono col dubbio che l'azienda annunci una riduzione di organico». Nel mirino c'è il sistema di ammortizzatori sociali, con la Cig Covid da 900 euro, davvero insufficienti, per i lavoratori poveri e il proseguimento del blocco dei licenziamenti oltre il 17 agosto. Bocciata anche l'idea di Conte di proporre alle aziende detassazioni per chi evita la Cig. Ma i sindacati chiedono anche una vera politica industriale: l'emergenza ha peggiorato le annose crisi industriali nei settori della siderurgia, dell'automotive e dell'elettrodomestico, e ne ha aperte di nuove, come nell'avionica civile, oltre che in tutte le piccole e medie imprese. Secondo i numeri ufficiali, al dicembre 2019, sono 144 i tavoli di crisi monitorati dal ministero dello Sviluppo economico. Intanto gli industriali di Federmeccanica avvisano: un'azienda su tre prevede tagli dei dipendenti nei prossimi sei mesi. L'indagine congiunturale presentata ieri registra infatti una produzione dimezzata nel mese di aprile (-54,6 per cento da febbraio) e previsioni nere, per il settore, anche per il prossimo trimestre. Gli industriali chiedono quindi al governo «una risposta forte e concreta per garantire la sopravvivenza». --© RIPRODUZIONE RISERVATA