"Caro estinto", martedì 16 giugno processo d'appello al via a Torino

IVREA"Caro estinto", comincia il procedimento in corte d'Appello a Torino. Si aprirà martedì prossimo, 16, il processo d'appello che in primo grado, al tribunale di Ivrea, aveva portato a 19 anni e 3 mesi complessivi di pene a 15 dei 16 imputati finiti a giudizio per il giro di mazzette sui funerali negli obitori degli ospedali di Ivrea e Cuorgnè. L'inchiesta, condotta dalla Guardia di finanza, era scattata nel 2014 in seguito alla denuncia di un impresario, secondo il quale, nei due obitori, la prassi era lo scambio di denaro sulle vestizioni dei cadaveri per favorire alcune agenzie a scapito di altre, le indagini avevano portato anche ad alcuni arresti. Un'inchiesta che aveva destato molto scalpore perché aveva coinvolto molte rinomate agenzie di pompe funebri del Canavese. I finanzieri avevano utilizzato telecamere nascoste, intercettazioni telefoniche, per ricostruire i passaggi di denaro tra gli impresari e gli addetti all'obitorio. Il processo di primo grado davanti al giudice eporediese Elena Stoppini si era concluso nel febbraio di tre anni fa. All'epoca l'accusa di vendita dei funerali era caduta, ma restava la corruzione. Le persone condannate erano i due responsabili degli obitori di Ivrea e Cuorgnè, rispettivamente gli ex infermieri, Gianni Piero De Filippi e Mario Colmuto, condannati a 2 anni il primo e a 2 anni e 5 mesi più 500 euro di multa il secondo (il pm aveva chiesto per lui 5 anni di reclusione). Poi gli altri: per l'altra infermiera e compagna di Colmuto, Daniela Capelli la condanna è di 2 anni e 2 mesi (il pm aveva chiesto 1 anno e 9 mesi); 2 anni e 4 mesi per Gianni Biolatti, 1 anno, con sospensione condizionale della pena per Giovanni e Paola Allera; 1 anno anche per: Pietro Florian (anche per lui sospensione con condizionale della pena), Mauro Ceregati, Marco Regis, Giuseppe Sanapo, Stefano Spinucci, Claudio Brunetto; 8 mesi per Lauretta Shiumski, Roberto Giglio Tos e Giuseppe Pavese (per lui la Procura aveva chiesto 3 anni).Tutti, in solido, inoltre avevano dovuto risarcire la parte civile, la Asl/To4, con una provvisionale di 30mila euro. Assolta allora, invece, Aldisia Trione, una vedova di 66 anni, che era stata accusata del reato di favoreggiamento. All'epoca molte delle difese avevano sostenuto come non si trattasse di mazzette ma semplicemente mance per l'ottimo lavoro che gli inservienti addetti agli obitori ricevevano a fronte del lavoro di vestizione e preparazione dei defunti. --Valerio grosso