Bufera sul passaporto sanitario Boccia: «È contro la Costituzione»
Amedeo La Mattina / ROMAIl governatore della Sardegna Christian Solinas rimane solo, anche nel suo schieramento di centrodestra, nella battaglia ingaggiata sul passaporto sanitario. Dal 3 giugno, quando le "frontiere" interne saranno aperte, ci vorrà il test anti-Covid per andare sulle spiagge dell'isola. «Una velleità», dicono alcuni ministri del Pd. Per quella data non si riunirà neanche la commissione Salute della conferenza delle Regioni per discutere la proposta sarda di liberalizzare i test Covid-19 in tutta Italia: è un passaggio propedeutico proprio per potere inventare il passaporto sanitario. «Siamo alle comiche», sfotte Massimo Cacciari. Se l'indipendentista del Psd'Az voluto fortemente da Matteo Salvini dovesse insistere, dovrebbe mettere su una struttura di controllo dei test che i turisti saranno costretti a fare e pagare. Controlli in entrata negli aeroporti e nei porti. Tutti quelli che arriveranno nell'isola senza un test verranno ricacciati indietro? Oppure i controlli dovrebbero essere fatti al momento della partenza? Intere famiglie con pinne e occhiali tornerebbero a casa dopo aver pagato biglietti, alberghi e ombrelloni? Sulla base di quale legge o norma ciò potrebbe essere fatto? Per il governo, Solinas non sa quel che dice. In altri termini lo dice il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia: il passaporto sanitario è contro la Costituzione. «Basta leggere l'articolo 120: una Regione non può adottare provvedimenti che ostacolino la libera circolazione delle persone. E poi - aggiunge Boccia - se gli scienziati dicono che non ci sono passaporti sanitari, non ci sono». Dunque, taglia corto il ministro, «se tutte le Regioni ripartono, ripartono senza distinzioni». Anche il presidente leghista del Veneto Luca Zaia non è per niente convinto che il suo collega stia facendo e dicendo la cosa giusta, per il semplice fatto che «i test servono per fare i piani di sanità pubblica e comunque sono una fotografia che vale nel momento in cui viene scattata». Zaia consiglia a Solinas di non trattare chi arriva in Sardegna come potenziale untore; se poi non vuole lombardi, piemontesi, emiliani in Sardegna, c'è chi è pronto a riceverli a braccia aperte per rianimare le strutture alberghiere, ristoranti, stabilimenti balneari. In prima fila nella competizione i governatori Musumeci (Sicilia) e Santelli (Calabria). E Salvini? Silenzio. Non difende il sardo-leghista contro il sindaco milanese Giuseppe Sala. Si limita a sperare che «tutto sia riaperto il prima possibile» in Lombardia. L'unico leghista che lo difende è Alessandro Morelli, presidente della Commissione Trasporti. Definisce Boccia e Sala «i due strateghi dello spritz» che lavorano per Germania e l'Austria: loro costituirebbero un corridoio turistico verso la Croazia e farebbero terrorismo sull'Italia. Invece di pensare ai corridoi turistici bisognerebbe evitare scontri tra Stato e Regione. Lo pensa Giorgia Meloni, che invita le istituzioni a sedersi a un tavolo e dal 3 giugno ripartire insieme. E così sarà, con buona pace di Solinas, dice uno dei diretti interessati, Attilio Fontana, un altro governatore leghista: «Sono convinto che dal 3 giugno i lombardi saranno liberi di circolare in tutta Italia». --© RIPRODUZIONE RISERVATA