Berlusconi furioso «Intese tradite Non lo voteremo»
di Fiammetta Cupellaro wROMA Il patto del Nazareno tiene o non tiene? È questa la domanda che per tutto il pomeriggio risuona in Translatantico dopo che sul nome di Sergio Mattarella candidato al Quirinale, tra il premier Matteo Renzi e Silvio Berlusconi si è consumato uno strappo, dalle conseguenze ancora non prevedibili. La ritrovata unità del Pd ha spiazzato Berlusconi che ha annunciato di essersi sentito "tradito" da Renzi. E con lui, il suo partito che adesso appare ancora più diviso. Una giornata convulsa per i deputati e senatori del Centrodestra divisi tra l'Aula e le riunioni che si susseguivano prima a palazzo Grazioli, poi a casa del ministro Alfano, infine a Montecitorio. Ma è alle 16,30 che s'intuisce la portata di quanto è accaduto tra i due leader che avevano siglato quel patto che ha tenuto insieme il percorso dall'Italicum alla riforma sul Senato. «Non voteremo Mattarella anche dopo la quarta votazione. Vediamo se il Pd regge». È lo stesso Berlusconi a dare l'annuncio all'assemblea dei grandi elettori quando ormai la tensione tra i suoi è alle stelle. Non ci sta a dare l'immagine di colui che subisce i diktat del segretario del Pd, che sulla partita del Quirinale ha deciso di andare avanti da solo. «Non siamo stati noi a non rispettare i patti, ma è stato Renzi a non rispettarli – è il suo ragionamento – È stato lui a mettere un altolà sulle riforme». La notizia rimbalza in Translantico: sul Quirinale si va muro contro muro. Lo spaesamento sembra coinvolgere molti del Centrodestra che a quel punto si domandano: ora cosa succede? Alcuni big di Fi se ne vanno. Così Paolo Sisto, presidente della commissione Affari Costituzionali. La faccia tradisce la tensione accumulata: «È solo il momento di fermarsi e di riflettere su quanto sta accadendo». Più duro l'ex ministro Paolo Romani, capogruppo Fi al Senato: «Renzi non può tenere insieme tre maggioranze: una al governo, un'altra sulla legge elettorale, un'altra sul Quirinale». Eppure, la giornata era iniziata con l'ex premier che non era così intenzionato a rompere con Renzi. A spingere finché non venisse messa la parola fine sul nome di Mattarella erano stati i fedelissimi, Confalonieri e Gianni Letta riuniti a palazzo Grazioli. All'ora di pranzo la svolta. Sarebbero stati i "falchi" del partito a fare pressing perchè non cedesse ai "ricatti renziani" e a porsi contro la candidatura di Mattarella. Poi nel primo pomeriggio il confronto con Angelino Alfano. E con gli esponenti del Ncd, il "muro contro muro" ha cominciato ad incrinarsi. Il ministro dell'Interno al quale Berlusconi ha chiesto apertamente di sfilarsi dall'esecutivo, gli ha risposto «no». Alfano, da un lato ha deciso di non mollare Berlusconi, dall'altro però rompere con Renzi significherebbe pagare un prezzo troppo alto. In serata è la capogruppo a Montecitorio, Nunzia De Girolamo a precisare: «I due piani rimangono distinti. Il patto di maggioranza con Renzi non prevedeva un patto sul Colle». Parole chiare le sue: il governo non rischia. Ma poco dopo qualcuno, sempre del suo partito, la smentisce annunciando che in realtà c'è un'ala oltranzista in Ncd pronta a sposare fino in fondo la battaglia annunciata da Berlusconi. «Altro che inviti alla prudenza. Qualcuno sarebbe disposto a buttare all'aria tutto». Oggi si ricomincia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA