M5S, espulsi altri due parlamentari

di Maria Berlinguer wROMA Fuori altri due. I deputati pentastellati Massimo Artini e Paola Pinna devono essere espulsi dal Movimento 5 Stelle. È questo il verdetto del sondaggio on-line indetto a sorpresa ieri mattina sul blog di Beppe Grillo che ha chiesto ai militanti di cacciare i due parlamentari considerati da tempo dissidenti, con l'accusa di non aver versato i soldi della diaria e di parte dello stipendio da parlamentare come previsto dal regolamento dei pentastellati. La nuova epurazione rischia di avere un effetto deflagrante su tutto il Movimento dove cresce l'area del dissenso. Anche alla luce del flop elettorale nelle recenti elezioni di Emilia Romagna e Calabria. «Spero che qualcuno riprenda lucidità e si fermi in tempo, non ho sacrificato parte della mia vita per vedere accadere tutto questo», scrive su Twitter Fedrico Pizzarotti, il sindaco di Parma da tempo nel mirino di Grillo e Casaleggio e oggi inviso anche per aver invitato Matteo Renzi a Parma. Tra i parlamentari, dove da tempo si vive con insofferenza la linea dettata dalla Casaleggio associati che continua a vietare l'accesso alla tv e qualsiasi autonomia di iniziativa, è forte il sospetto che dietro la decisione di espellere Artini e Pinna ci siano in realtà motivi politici. Come dimostrano i vari tweet dei parlamentari. «Non ne posso più di sentir cazzate», scrive Gessica Rostellato. «Io voto no, aiutateci a diffondere la verità», scrive Patrizia Terzoni. Pinna pubblica intanto su Facebook i bonifici bancari che dimostrano i suoi versamenti a favore della Caritas e del Fondo per le piccole imprese. «Un cittadino parlamentare non ha nulla da temere, soprattutto se ha le prove», scrive. Nei giorni scorsi la parlamentare era stata molto critica. Il movimento «perde pezzi» aveva detto. «Siamo diventati marginali sulla scena politica, ci siamo autocondannati all'esclusione». «Non riusciamo ad avere la credibilità che ci meritiamo», aveva aggiunto Artini. Massimo Artini alla Casaleggio e associati non è visto di buon occhio anche per altri motivi. Conosce dall'età di 14 anni Matteo Renzi con il quale ha frequentato lo stesso istituto comprensivo, il Leonardo Da Vinci, e l'amicizia mantenuta con il premier che lo ha calorosamente salutato durante la sua prima visita a Montecitorio dopo la vittoria alle primarie, ha attirato su Artini sospetti di «intelligence» con il nemico. «Il fatto che conosca Renzi non vuol dire nulla» lo difende un parlamentare pentastellato. Artini, come Pinna in ogni caso non ha intenzione di riconoscere l'editto della rete che alle 19 con il 69,8% contro il 30,2 dei 27mila e rotti votanti ha sui 500mila iscritti lo espelle. E in serata con altri dissidenti decide di andare da Grillo per avere un chiarimento. Se dovrà o meno lasciare il M5S non sarà il blog di Grillo ma il meet up toscano, il territorio, i colleghi con quali ha condiviso l'esperienza della militanza a deciderlo. In tarda serata Artini è alla guida di una delegazione di dissidenti che parte diretta alla villa di Grillo in Toscana, a Marina di Bibbona. Non c'è Pinna, che ha un impegno istituzionale. «E un'esecuzione sommaria, ma non potevano trovare un pretesto peggiore, i bonifici ci sono», commenta in serata la parlamentare sarda. «Le votazioni dovrebbero passare prima da una decisione delle Camere unite e solo successivamente dal blog», rincara Pizzarotti. In tarda serata davanti alla villa di Beppe Grillo arriva la polizia perché c'è un assembramento di militanti non è chiaro se si tratti di dissidenti o di fan. «Mi viene in mente Agatha Christie, e poi non ne rimase nessuno», commenta l'ex responsabile della comunicazione M5S a Bruxelles Claudio Messora. ©RIPRODUZIONE RISERVATA