Il sindaco paga le multe ma non si dimette
di Pietro Criscuoli wROMA Il sindaco di Roma Ignazio Marino paga le multe, ma rimane sotto assedio. «Chiedo scusa ai romani, però non mi dimetto», dice davanti a un consiglio comunale tesissimo, con le tribune occupate da manifestanti col naso da clown e cartelloni ironici. «Ho versato 1.021 euro con i bollettini postali, anche se gli uffici mi avevano detto che non dovevo. Soldi che troveremo nelle casse del Comune in vista dell'assestamento di bilancio». Parole accolte con urla e pernacchie soprattutto da parte dei consiglieri del Ncd. In mattinata c'è stato anche un corteo, con Panda rossa e scooter, per chiedere le dimissioni del sindaco. Che la sua poltrona sia traballante, anche dopo la vicenda degli incidenti anti immigrati nel quartiere periferico di Tor Sapienza, e che sullo sfondo rimanga lo spettro delle elezioni anticipate, lo dimostra anche l'incontro chiesto a Marino dal vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, braccio operativo di Matteo Renzi nel partito. Guerini ha sottolineato al sindaco di Roma i rischi di una caduta verticale di popolarità, chiedendogli una svolta tangibile. Il colloquio non è stato dei più sereni. Alla fine Marino ha concesso un ampio rimpasto della giunta, per rilanciarne l'immagine. Probabile però che i ritocchi riguardino tre-quattro assessori, non di più. Ma è la vicenda multe a scuotere la solidità della poltrona di Marino. Erano quattro contravvenzioni per accesso nel centro storico dell'auto privata di Marino, una Panda rossa, con permesso scaduto. Le multe erano risultate poi annullate. Marino aveva denunciato l'intrusione di un pirata informatico nel cervellone del Comune. Circostanza smentita dalle opposizioni e poi anche dagli uffici comunali, che avevano parlato di un errore tecnico. Un pasticciaccio. «Ci sto mettendo di nuovo la faccia – ha detto Marino – spero che l'aver pagato serva a spegnere l'attenzione morbosa che ha accompagnato questa vicenda». Dimissioni? Non se ne parla, «andiamo avanti in modo convinto e deciso». Poi su Twitter annota un retropensiero: «Ci sono tanti poteri e tanti interessi che non gradiscono il lavoro che stiamo facendo». In consiglio Marino si aggrappa anche alle speranze dei tifosi romanisti: «Anche Pallotta mi ha chiamato preoccupato per le mie possibili dimissioni, ma l'ho rassicurato: non mi dimetto». ©RIPRODUZIONE RISERVATA